Ho visto di recente il film “The Son” di Florian Zeller, interpretato da un bravissimo Hugh Jackman, che racconta, con cruda realtà, la depressione adolescenziale.

La storia è il racconto di una crisi familiare che sfocia nell’angoscia esistenziale e di un doloroso percorso nelle inquietudini che si propagano attraverso le generazioni.

Il film evidenzia, mettendole a nudo, le difficoltà dei genitori di fronte alla malattia mentale di un adolescente sottolineando, tra le righe, che l’amore verso i figli non è mai sufficiente ad affrontare e risolvere i problemi legati alla depressione.

Si affronta, inoltre, una tematica poco conosciuta da parte dei non addetti ai lavori, che riguarda la trasmissione, di padre in figlio, di problematiche irrisolte che aggravano i rapporti tra i membri della stessa famiglia, innescando spesso delle bombe ad orologeria, che esplodono fragorosamente, lasciando ulteriori scie di incompiutezza e colpevolizzazione.

La visione del film mi ha indotta a pensare all’adolescenza, ai cambiamenti che comporta nello sviluppo psico fisico di un ragazzo e alla fragilità del suo mondo interiore in una società complessa come la nostra. 

L’OMS ha recentemente dichiarato che i cambiamenti radicali che avvengono in questo periodo, dalla crescita fisica a quella cognitiva e nelle relazioni sociali, sono essenziali per la formazione di un adulto stabile e sano.

I disturbi mentali in questa fase della crescita sono la conseguenza di un sovrapporsi di numerosi elementi tra cui fattori genetici, influenze ambientali, traumi infantili, abuso di sostanze.

Le statistiche evidenziano che un adolescente su sette, tra i 10 e i 19 anni è alle prese con condizioni come la depressione, l’ansia, e i disturbi comportamentali.

Il rischio di suicidio, in questa fase della vita, è più alto tra coloro che hanno una storia familiare di patologie psichiatriche, confermando la natura anche ereditaria delle malattie mentali.

La comparsa di una patologia durante l’adolescenza può ostacolare la realizzazione delle proprie aspettative personali determinando danni a breve e lungo termine come il fallimento scolastico, le difficoltà lavorative l’incapacità a relazionarsi con l’esterno. 

Molto spesso vengono compromesse le relazioni sociali e familiari che determinano l’isolamento e i conflitti all’interno della famiglia.

Anche i disturbi alimentari e i comportamenti autolesivi, dai tagli all’abuso di sostanze, insorgono più facilmente proprio in questa fase di estrema vulnerabilità. 

L’importanza di un intervento precoce e di un sostegno per impedire la degenerazione di tali patologie è, pertanto, fondamentale.

I casi di cronaca recenti, al di là delle singole fattispecie e delle cause specifiche, sono solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in un malessere profondo che non è più del singolo ma dell’intera società.

L’attenzione verso le manifestazioni di disagio deve essere massima e non possono essere sottovalutate quelle più comuni tra cui, ritiro sociale, isolamento, calo del rendimento scolastico, stanchezza, mancanza di interesse, difficoltà di concentrazione e memoria, poca cura per la propria persona.

In questo caso il coinvolgimento dei genitori, dei familiari e degli amici diventa fondamentale per un primo approccio al problema proprio per evitare che degeneri senza via di ritorno.

Fondamentali si manifestano, quindi, atteggiamenti quali: l’ascolto sereno e senza contrasti, il sostegno, la disponibilità alla conversazione e l’esortazione ad esternare pensieri ed emozioni, la rassicurazione, il coinvolgimento nella vita familiare, lo stimolo a recuperare i rapporti sociali e i contatti con gli amici.

La stretta osservazione delle reazioni e dei comportamenti deve anche comprendere la richiesta di  un ausilio tecnico da parte di operatori del settore che siano di sostegno ai genitori e al ragazzo stesso.

Spesso, si ribadisce, l’amore non basta.

Negli ultimi anni studi di carattere internazionale hanno evidenziato che la ripresa dalla psicosi è più veloce quando il riconoscimento dei sintomi, la ricerca di aiuto e l’inizio della terapia non è stato tempestivo.

Purtroppo permane la difficoltà di trovare una soluzione al problema nelle fasi acute della malattia.

La carenza di strutture ospedaliere costringe a ricorrere al pronto soccorso psichiatrico all’interno degli SPDC per adulti o ad utilizzare impropriamente le comunità.

Mancano, inoltre, strutture intermedie tra il ricovero ospedaliero e l’ambulatorio che possano gestire le situazioni di difficoltà temporanea.

Tali patologie in età evolutiva richiedono, comunque, l’intervento di equipe multidisciplinari a lungo termine, che, attraverso attività coordinate, procedano alla riabilitazione, al coinvolgimento dei familiari e ad un lavoro capillare sul territorio.

La cura non si può limitare alla somministrazione farmacologica o alla prestazione tecnico sanitaria, ma presuppone anche un coinvolgimento umano.

L’adolescente cerca l’adulto per sentirsi protetto, per trovare la strada e per sentirsi meno esposto lungo la strada verso il raggiungimento della maturità.

Un ragazzo lasciato solo è un essere umano fragile come un cristallo… un tocco sbadato lo frantuma in mille pezzi.

Avv. Carmela Bruniani

The featured image (which may only be displayed on the index pages, depending on your settings) was randomly selected. It is an unlikely coincidence if it is related to the post.

Lascia un commento