Β Non mi vestite di nero:
Γ¨ triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
Γ¨ superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse cβΓ¨ una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
unβepigrafe dβerba.
E dirΓ che ho vissuto,
che attendo.
E scriverΓ il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.
Adriana Zarri (1919-2010), teologa, scrittrice, giornalista, ma anche eremita per scelta dal 1975, ha vissuto unβesistenza da asceta, nel silenzio della campagna, lontano dal clamore della mondanitΓ , dalle esasperazioni di una vita che stava diventando troppo moderna per lei che invece voleva restare legata alla terra e alla sua semplicitΓ . Adriana Zarri Γ¨ stata una grande apripista all’interno della Chiesa Cartolica, tanto da diventare la prima donna laica ammessa nel direttivo dellβAssociazione Teologica Italiana, la prima a rompere il velo del predominio maschile della corporazione ecclesiastica italiana, rivendicando lβimportanza della presenza femminile nella Chiesa stessa. Una donna straordinaria, anticonformista, che ha saputo portare avanti le sue idee progressiste, senza paura di scandalizzare, mettendo in discussione anche le posizioni di vescovi e papi.
A.M.

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