La digitalizzazione della giustizia, nel contesto dell’Unione europea, non si esaurisce in una mera innovazione tecnologica dei procedimenti giudiziari, al contrario deve essere vista come parte integrante di una più ampia strategia di attuazione dei diritti fondamentali come espressi nella Carta di Nizza.
In tale prospettiva, l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), nel recente rapporto Digitalising Justice: A Fundamental Rights-Based Approach, evidenzia come l’implementazione degli strumenti digitali nei sistemi giudiziari debba essere guidata da principi di accessibilità, inclusività e prossimità.
Alcuni casi mostrano quanto il rischio di comprimere i diritti delle Persone sia reale. Al contrario, la digitalizzazione deve essere orientata alla rimozione delle barriere di tipo geografico, economico, linguistico e culturale che ostacolano l’effettivo accesso alla giustizia, in particolare da parte dei soggetti più fragili.
Le tecnologie digitali devono essere progettate in modo da non escludere, bensì includere, categorie di soggetti a rischio di marginalizzazione, come persone con disabilità, minori, migranti, anziani e individui digitalmente non alfabetizzati.
È interessante osservare che tra esempi virtuosi analizzati da FRA vengono ben lumeggiati gli Uffici-sportelli di prossimità italiani, capaci di utilizzare la tecnologia a supporto del diritto di accesso alla giustizia.
L’Associazione Diritti in Movimento affronta attivamente questo tema attraverso il proprio gruppo di studio dedicato agli Uffici-Sportello per la fragilità, con il quale è possibile collaborare e contribuire. L’osservatorio interno è costantemente impegnato nel monitorare le buone pratiche e nell’elaborare proposte operative per rendere effettivi i diritti delle persone più vulnerabili.
È possibile collaborare con il gruppo di studio scrivendo a: direttivo@dirittiinmovimento.it

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.