Il rapporto tra gemelli è più che fraterno è veramente carnale, non solo sangue dello stesso sangue e carne della stessa carne ma stesso sangue e stessa carne.
Mi impressionò il racconto di una amica: suo zio aveva un fratello gemello morto di infarto, lui nello stesso momento a chilometri di distanza provò lo stesso identico dolore.
Quindi è molto difficile giudicare il sentimento provato dalle gemelle per antonomasia. Ma lo sproloquio di tanti esponenti dello spettacolo e della politica, quelli sì possiamo comprenderli e anche biasimarli.
Che diamine significa che non si può sopravvivere alla propria sorella? Può essere l’unico amore e l’unico rapporto di una vita? E il marito e i figli e gli amici, quelli veri?
Piuttosto che approfondire la crisi valoriale che porta con sé il così detto suicidio assistito si preferisce “aderire” senza alcuna capacità critica e di discussione alla moda corrente. E proprio dalle parole dovremmo partire. Non si tratta di suicidio assistito si tratta di omicidio su commissione. È più sgradevole così, non è vero? Ma questo è: invoco che altri prema il grilletto contro di me o mi somministri una dose letale, poca differenza fa.
Dunque, esaminiamolo per quello che è un omicidio del consenziente al più, secondo terminologia giuridica, Sempre omicidio è.
E allora dove è il limite il senso etico delle norme? Dove è il limite che l’ordinamento deve imporre tra diritti e desideri?
Non possiamo volare, perché non abbiamo le ali, non siamo nati per volare lo raccontano le nostre ossa e la nostra struttura fisica ma se, per paradosso, lo Stato dovesse adempiere a tutti i desideri allora dovrebbe dotarci di ali. Obbligatoriamente e a spese di coloro che ancora ragionano secondo categorie filosofiche e mai si adatterebbero a un simile pensiero delirante.
Chi desidera morire non è un coraggioso impavido dinnanzi alla morte, chi desidera morire ha paura, paura di vivere, ha paura, paura del dolore e della sofferenza, ha paura, paura di non essere all’altezza di quello stereotipo che la società capitalistica e edonistica ha creato per noi.
Nei racconti di spionaggio di Gérard de Villiers il protagonista che ha affrontato camere di tortura, inseguimenti, lotte e ha rischiato di morire finisce sempre tra le braccia di una donna e tra le sue lenzuola, talvolta anche in luoghi inaspettati che letto non sono, eros – tanatos.
O eros-tanatos nella visione distorta del film di Almodovar Matador. L’altra faccia della morte è l’amore. L’amore per la vita e l’amore per noi stessi, il primo amore da cui derivano tutti gli altri. Chi non è capace di amarsi e di amare la propria vita non sarà in grado di darla per la salvezza di altri. Non sarebbe un sacrificio ma una vana e stolta liberazione da un peso insopportabile, il peso di sopportare se stessi imperfetti e pur sempre sublimi.

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