Il Tribunale di Terni, dal 2020, ha adottato il “Progetto Pilota per la rilevazione e la trattazione dei procedimenti di famiglia che presentino allegazioni di violenza domestica”, con l’obiettivo dichiarato di accertare preliminarmente se le allegazioni di violenza, contenute negli atti introduttivi dei procedimenti  civili in materia di famiglia.

Il progetto contiene diverse prassi virtuose, attuative dei principi che la riforma del processo civile e delle ADR, di cui al D.Lgs. 149/2022, ha previsto, in particolare con riferimento a due specifici profili:

a) il coordinamento tra procedimenti civili e penali, ai sensi dell’articolo 64 disp.att. c.p.p

b) la verifica delle allegazioni di violenza nella fase iniziale del procedimento, in ottica di celerità del medesimo.

A tal fine, come primo atto del procedimento, viene compiuta un’indagine sulla violenza, per verificare ed accertare, prima dell’adozione del provvedimento provvisorio relativo all’affidamento dei figli, se le affermazioni della parte (quasi sempre donna) di essere vittima di violenza abbiano o meno riscontro. 

Con riferimento al primo profilo, nel progetto in commento, si legge, in particolare, che “ nel Tribunale di Terni viene data piena applicazione all’art. 64 bis disp. att. c.p.p. (introdotto con l. n. 69/2019), ed è stata realizzata una forte sinergia tra il settore penale e il settore civile al fine di reprimere la violenza domestica. I giudici del settore penale comunicano, senza ritardo 2 (in tempi comunque inferiori a 15 giorni) ai giudici civili dinanzi ai quali sia in corso giudizio di separazione, di affidamento di figli minori o comunque attinente all’esercizio della responsabilità genitoriale: le ordinanze che applicano misure cautelari personali o che ne dispongano la sostituzione o la revoca; l’avviso di conclusione delle indagini; i provvedimenti con i quali è disposta l’archiviazione; le sentenze emesse nei confronti di una delle parti dei giudizi civili sopra citati, per i reati indicati nella norma (tra i quali ricorrono in particolare: maltrattamenti in famiglia; atti persecutori; lesioni personali aggravate etc.). In questo contesto ratio del “Progetto Pilota” è riservare uno specifico trattamento ai procedimenti nei quali siano presenti domande di affidamento dei figli minori in presenza di allegazioni di violenza domestica, assicurando sinergie e scambio di informazioni tra le diverse autorità che nella maggior parte dei casi sono investite, ciascuna nei rispettivi ambiti di competenza, dell’accertamento di condotte di violenza domestica (Pubblico ministero, giudice penale, giudice civile, giudice minorile). Ciò al fine di garantire l’adozione di provvedimenti coordinati, nella consapevolezza che la vera efficacia deterrente per reprimere condotte di violenza domestica si realizza verificando la sussistenza di tali condotte nell’ambito dei procedimenti che hanno per oggetto domande di affidamento dei figli minori, con immediati riflessi, in caso di accertamento della sussistenza delle stesse, anche nelle forme di violenza assistita, sulla disciplina della responsabilità genitoriale con adozione di misure limitative a carico del genitore violento. La diffusione nei procedimenti civili che abbiano ad oggetto domande di affidamento dei figli minori, di specifica attenzione alle condotte di violenza domestica, con immediati effetti sulla disciplina delle modalità di affidamento, si ritiene potrà avere, nel breve periodo, un’efficacia deterrente maggiore rispetto alla irrogazione di condanne penali (trattandosi nella maggior parte dei casi di condanne che sopraggiungono a notevole distanza dai fatti). 

La celerità del procedimento, la verifica immediata delle allegazioni di violenza e l’adozione per evitare fenomeni di vittimizzazione secondari, sono gli obiettivi fondamentali che il progetto si propone, come precisato dal Tribunale di Terni, il quale , elemento non secondario, coinvolge il PM direttamente in udienza:

In concreto il “Progetto Pilota” prevede che, già dal momento della presentazione dei ricorsi aventi ad oggetto domande di affidamento di figli minori (che possono essere presenti in ricorsi per separazione, divorzio, per l’affidamento dei figli nati fuori del matrimonio, nei rispettivi procedimenti di modifica) vengano individuati quelli che presentano allegazioni di violenza domestica, prospettate anche da una sola delle parti. In presenza di tali allegazioni, il procedimento viene indirizzato in una “corsia differenziata e preferenziale” al fine di garantirne una rapida trattazione, avendo cura di assicurare la necessaria comunicazione di informazione tra le diverse autorità giudiziarie che, per i rispettivi ambiti di competenza, possono essere investite della valutazione dei medesimi fatti. 3 Per assicurare lo speciale trattamento dei procedimenti indicati sono rispettati i seguenti adempimenti: – apposizione di elementi distintivi sulla copertina del fascicolo cartaceo per una rapida identificazione dello stesso come procedimento con allegazioni di violenza domestica; – fissazione della prima udienza di comparizione delle parti con urgenza rispetto agli altri procedimenti in materia (in un lasso di tempo che va da un minimo di 15 giorni -per assicurare la regolare citazione dell’altra parte – ad un massimo di 60 giorni); – attivazione di poteri officiosi da parte del giudice assegnatario del procedimento per acquisire già dalle prime fasi del procedimento gli atti dei procedimenti penali, eventualmente pendenti, anche in fase di indagine (ove ostensibili), con diretta richiesta al Pubblico Ministero (interveniente necessario nei procedimenti in oggetto), e con sollecitazione rivolta al P.M. di presenziare in udienza ovvero di proporre proprie memorie ai sensi dell’art. 72 c.p.c.. Queste richieste vengono formulate, per i casi più gravi, già nel decreto di fissazione dell’udienza ovvero all’esito della prima udienza di comparizione delle parti; – attivazione di poteri officiosi da parte del giudice civile assegnatario del procedimento per acquisire, già dalle prime fase del procedimento, (con richiesta contenuta nel decreto di fissazione dell’udienza o all’esito della prima udienza) gli atti dei procedimenti eventualmente pendenti dinanzi al Tribunale per i minorenni; – adozione di misure necessarie per evitare la c.d. vittimizzazione secondaria assicurando nei casi di maggiore gravità (per esempio, in ipotesi di presenza di misure cautelari nell’ambito di paralleli procedimenti penali) la presenza della Forza Pubblica nell’udienza civile, ovvero assicurando le necessarie cautele per evitare la contemporanea presenza nel medesimo contesto di entrambe le parti (ad esempio, prevedendo la comparizione delle parti in orari differenziati ovvero lo svolgimento dell’udienza con modalità di collegamento da remoto tramite l’applicativo TEAMS); – valutazione a confronto delle dichiarazioni delle parti sui fatti di violenza già dalla prima udienza di comparizione, stimolando il contraddittorio sulle affermazioni contrastanti; – attenzione ad evitare qualunque forma di invito alla mediazione familiare; – attivazione già dalle prime fasi del procedimento, e comunque prima dell’adozione dei provvedimenti provvisori (per esempio prima dell’emanazione dei provvedimenti presidenziali) dei poteri officiosi del giudice al fine di verificare, il fumus circa la fondatezza delle allegazioni di violenza (per esempio, disponendo l’escussione quali informatori di 4 soggetti che possano aver assistito ovvero possano riferire sui fatti di violenza; acquisendo documenti presso uffici pubblici o Forze dell’Ordine intervenute, pur in assenza di procedimenti penali pendenti); – ascolto diretto dei minori da parte del giudice procedente già dalle prime fasi del procedimento e comunque prima dell’adozione dei provvedimenti presidenziali o provvisori; – formulazione di richieste ai responsabili del Servizio Sociale o di quesiti ai CTU che tengano in considerazione la presenza di potenziale violenza domestica, per evitare, anche in tali contesti, forme di vittimizzazione secondaria, ovvero accertamenti incompleti proprio in ragione della mancata considerazione di eventuali agiti violenti; – applicazione dei contenuti della “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, cd. Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con la legge del 27 giugno 2013, n. 77, in particolare, dell’art. 31 nel quale è previsto che: “al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, devono essere presi in considerazione gli episodi di violenza che rientrano nel campo di applicazione della Convenzione”, e che devono essere adottate misure necessarie per garantire, che l’esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli, non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini; con applicazione dell’art. 48 che vieta la mediazione familiare in presenza di violenza domestica…. ……. Il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, il cui testo è stato redatto da un gruppo di lavoro costituito nel 2022 presso il Ministero della giustizia, del quale ha fatto parte la Presidente di Sezione dr.ssa Velletti, ha previsto l’inserimento nel libro secondo del codice di procedura civile, di un nuovo Titolo il IV bis, disciplinate il procedimento in materia di persone, minorenni e famiglie, con una apposita sezione dedicata alla disciplina dei procedimenti che presentino allegazioni di violenza domestica o di genere (art. 473-bis.40 e segg.) che riproduce normativamente i contenuti del riportato Progetto Pilota del Tribunale di Terni.

Sul piano generale ed educativo, inoltre, il progetto prevede l’impegno dei magistrati della sezione a portare avanti nelle scuole e in sinergia con le altre istituzioni del territorio, incontri ed eventi formativi con i giovani, sui temi della violenza di genere, con simulazioni di procedimenti giudiziari al quale far assistere gli studenti.

Il progetto è una iniziativa non solo di grande impatto sull’efficienza giudiziaria in relazione ai procedimenti in materia di violenza, ma un progetto educativo che meriterebbe di essere esteso ed adottato da tutti gli uffici giudiziari italiani, per una effettiva tutela delle vittime di violenza di genere, che confidano in rapidi e concreti interventi e di educazione delle nuove generazioni su  un tema, purtroppo, sempre attuale.

Il progetto

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