Elvira Reale, Centro studi ‘Protocollo Napoli’
Giovedì 20 novembre sarà ospite di Valeria Valente al Senato la Rapporteur Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Reem Alsalem (vedi locandina dell’evento).
Questa presenza è di grande significato perché aggiunge un tassello importante alla domanda che molti si fanno sul perché le donne non denunciano o arrivano tardivamente alla denuncia rischiando la propria vita o la propria salute. Il tassello è proprio costituito dalla paura che le donne hanno, non solo del maltrattante, ma anche delle istituzioni da cui pensano, e non si può dare loro toro a seguire i fatti di cronaca, di doversi difendere per evitare di essere penalizzate nel loro legame fondamentale che è quello con i figli.
La Alsalem nel suo rapporto presentato alle Nazioni Unite ha dato voce a ricercatori ed esperti condividendo il dato che l’alienazione parentale è diventata nei nostri tribunali uno strumento sempre più usato per occultare la violenza domestica. Si realizza infatti sempre di più la circostanza che quando una donna denuncia per violenza un partner o un ex partner, padre di figli comuni (in genere di età compresa tra i 4 e i 10 anni), chiedendo protezione e tutela per sé e per i figli viene a sua volta contro accusata di essere una madre che si professa falsamente vittima e che vuole in realtà danneggiare, consapevolmente o inconsapevolmente, il legame altrettanto importante che è quello padre-figlio. Il figlio poi che rifiuta il padre in questo contesto è considerato un figlio condizionato dalla madre e non un figlio che ha una sua esperienza diretta negativa del padre. Esperienza negativa che si rifà nella maggioranza dei casi all’assistere alla violenza sulla madre, ma non solo, perché la violenza domestica è anche il primo fattore di rischio per abusi diretti sui minori, compreso l’abuso sessuale.
Si legge nell’introduzione del rapporto: “La tendenza a ignorare la storia di violenza domestica e abusi nei casi di affidamento si estende ai casi in cui le madri e/o i figli stessi hanno presentato accuse credibili di abusi fisici o sessuali. In diversi paesi, i tribunali della famiglia hanno teso a giudicare tali accuse come tentativi deliberati da parte delle madri di manipolare i figli e separarli dai padri. Questo presunto tentativo da parte di un genitore che denuncia abusi è spesso definito “alienazione parentale“.
L’esito di questi procedimenti giudiziari nel mondo è per lo più rappresentato dal fatto che le contro accuse di alienazione prevalgono sulle accuse di violenza domestica e i figli di frequente vengono tolti alle madri e collocati dal padre. Il cambio di collocamento tra la madre tutelante e il padre violento spesso non avviene senza prima un intervento coercitivo sul minore: si tratta cioè di quel trattamento para-sanitario o rieducativo in cui i minori vengono posti in campi o strutture, isolati dalla madre, presunta alienante e condizionante, e dal precedente contesto di vita familiare, per essere ‘ bonificati’ e riportati ad accettare il rapporto con il padre, negando il proprio vissuto. Per una percentuale di casi, non minima però, si tratta anche di bambini/e che hanno accusato i padri di abuso sessuale, nelle forme, data l’età, meno invasive dello stupro ma non per questo meno traumatiche.
Come conseguenza della lettura di questi dati, la Alsalem ha indirizzato ai governi delle precise raccomandazioni. Alcune di queste raccomandazioni, che consideriamo più incisive, le riportiamo tradotte dal rapporto in inglese (allegato in calce):
a) “Gli Stati legiferino per vietare l’uso dell’alienazione parentale o di pseudo-concetti correlati nei casi di diritto di famiglia e l’utilizzo di cosiddetti esperti in alienazione parentale e pseudo-concetti correlati;
c) Gli Stati garantiscono una formazione obbligatoria per la magistratura e gli altri professionisti del sistema giudiziario sui pregiudizi di genere, sulle dinamiche della violenza domestica e sulla relazione tra accuse di violenza domestica e di alienazione genitoriale e pseudo-concetti correlati;
(d) Gli Stati emanano e attuano linee guida specifiche per la magistratura sulla necessità di esaminare ogni caso sulla base dei fatti e di giudicare equamente, in base alla gamma di prove a loro disposizione, quale esito sia più idoneo a sostenere il benessere del minore;
j) La formazione sia obbligatoria per tutti i professionisti della giustizia familiare sulla relazione tra accuse di alienazione genitoriale, violenza domestica e abuso sessuale; tale formazione dovrebbe essere fornita anche per combattere gli stereotipi di genere e garantire la comprensione degli standard legali sulla violenza contro donne e bambini a tale riguardo;
(l) L’uso di “campi di riunificazione” per bambini, come parte di qualsiasi esito in procedimenti legali, sia vietato”.
Allegato 1. Locandina evento 20 novembre
Allegato 2. Report UN (2023) Custody, violence against women and violence against children.
| “The report addresses the link between custody cases, violence against women and violence against children, with a focus on the abuse of the term ‘parental alienation’ and similar pseudo-concepts”. |

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