Oggi, è mancato il professor Paolo Cendon, allievo di Rodolfo Sacco, come lui civilista con interessi comparatistici, ma soprattutto giurista dotato di grande spirito innovativo, di immensa sensibilità e profonda umanità. I diritti dei bambini, la protezione delle persone in condizioni di vulnerabilità (per patologie mentali o difficoltà socio-economiche), la tutela civile risarcitoria in caso di danno non patrimoniale alla persona, sono alcuni dei temi principali cui aveva dedicato i suoi studi, che hanno lasciato una traccia indelebile nell’ordinamento giuridico italiano (https://www.civilistiitaliani.eu/soci/soci-onorari/96-cendon-paolo). Ha dato un apporto unico al diritto privato e reso possibile rendere “moderno” un sistema a lungo insensibile alle istanze promananti da chi non incarnava quel “soggetto diritto” corrispondente al protagonista delle norme codicistiche nella loro stesura originaria. A lui va la mia gratitudine, per la fiducia ricevuta e il sostegno, ma anche per l’apertura ai più giovani – a quei neolaureati “fiorentini” che hanno potuto pubblicare le proprie ricerche in alcune sue collane – . La memoria va al convegno del 1994 (all’università di Salerno- Fisciano), poco dopo l’uscita del libro “I bambini e i loro diritti”, alla presentazione, nel gennaio del 1997 a Firenze, del libro intitolato “Colpa vostra se mi uccido”, al congresso di Trieste del 1998 sui “nuovi danni” da atto illecito. Tornano in mente tanti ricordi, non solo remoti. Resta viva la memoria della sua attenzione e rispetto per l’altro, specie per la dignità dei più fragili, la fermezza nel rigettare visioni miopi e restrittive, d’ogni genere. L’idea di legiferare in materia di amministrazione di sostegno, di tutela dei malati, non solo in ambito risarcitorio, e di protezione dei “soggetti deboli”, più in generale, si è fatta strada in settori un tempo impensabili. Ogni cittadino italiano può dirgli grazie, nel salutarlo…

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