E’ notizia di questi giorni, come già dato conto su questa pagina, il riconoscimento della Corte europea dei diritti dell’uomo, della  responsabilità dello Stato per non aver tutelato una donna vittima di maltrattamenti da parte dell’ex compagno. L’Italia dovrà versare un risarcimento di venticinquemila euro all’Avv. Valentina Scuderoni, protagonista di questa vicenda.                                                                                                        

Secondo la CEDU, l’Italia  non ha protetto, adeguatamente, una donna vittima di violenze domestiche,  per omissione – da parte delle autorità italiane – di misure efficaci e tempestive per garantire la sicurezza della donna e di suo figlio, con condanna dello Stato alla corresponsione alla ricorrente della somma di 25.000 euro.                                                                                                          La vittima ha subito anni di maltrattamenti psicologici e fisici dall’ex compagno: insulti, denigrazioni davanti al figlio, controllo coercitivo, telecamere installate in casa senza alcun consenso e aggressioni varie. Nonostante le denunce, il procedimento penale si è concluso con l’assoluzione dell’ex compagno della denunciante, successivamente ricorrente alla Corte EDU.                                                                                   

Il caso, in sé, non è isolato, purtroppo, né per l’Italia si tratta di una prima condanna per non aver adeguatamente protetto le vittime di violenza domestica che denunciano i fatti. Tuttavia, presenta profili che devono essere evidenziati.

Innanzitutto, pone in luce la trasversalità del fenomeno; si tratta di un problema che non conosce limiti, né dal punto di vista sociale, che economico.

Inoltre, ancora una volta fa riflettere sulla necessità di una applicazione concreta delle disposizioni a tutela delle vittime di violenza; le norme ci sono, la tutela tempestiva meno.

In questo scenario, sono sicuramente utili tutti quei progetti di formazione, accademici e professionali, affinché vicende quali quelle sottoposte all’attenzione della CEDU vengano gestite con tempestività e con mezzi adeguati, sia sotto il profilo operativo, che  dell’uso corretto del linguaggio e degli strumenti giuridici di contrasto alla violenza di genere.

Ognuno di noi, per quanto di propria spettanza, è chiamato a svolgere il proprio ruolo, secondo le proprie competenze, in una “battaglia” che ci riguarda tutti, prima di tutto come persone.

The featured image (which may only be displayed on the index pages, depending on your settings) was randomly selected. It is an unlikely coincidence if it is related to the post.

Lascia un commento