Il Grand Tour aveva portato in Italia gli aristocratici dal Nord Europa desiderosi di “respirare” la storia e l’arte italiana. Poi la borghesia prese il posto dei nobili. La rivoluzione francese ha portato unicamente alla sostituzione di una classe politica, gli aristocratici, che avevano il potere per nascita ma “quasi sempre” avevano una preparazione culturale e morale che li portava ad avere consapevolezza di sé e del ruolo che rivestivano “noblesse oblige”. La classe borghese uscita dalla rivoluzione francese e che ancora oggi domina il mondo aveva come unico faro il denaro, figlia della cultura protestante franco-germanica che riconosce la benedizione divina su colui che raggiunge il successo economico nella società, l’uomo si salva solo per fede e per la grazia che Dio elargisce a piacimento. Il povero quindi non è più il Cristo stesso onnipresente nella Storia che deve essere accolto e sostenuto, il povero è colpevole di “essere” povero, per le sue colpe privo della grazia divina.
Come il calvinista reimpiega i propri guadagni in nuovi investimenti per avere sempre di più costruendo così la mentalità capitalistica, il protestante riconosce nella ricchezza il segno divino della Grazia. Il capitalismo nato alla fine del XVII secolo si consolida nel 1789. Noi viviamo ancora in un mondo di morale calvinista-protestante e per tale morale non vi è alcuno scandalo a “comprare” Venezia. Anzi, se hai denari per farlo significa che sei nel giusto. Nessuna idea di comunità, di benessere, di rispetto della dignità. Così si mercifica ogni cosa perché si è mercificato l’uomo e si giustifica qualsiasi ingiustizia se a compierla è persona danarosa, o popolo che della ricchezza fa un vanto divino.
Rimpiangiamo la nobiltà? Certamente no, se pensiamo a una casata che ha distrutto l’Italia, savoiarda e pertanto francese. Rimpiangiamo quella consapevolezza del ruolo assegnato per nascita? Sì, rimpiangiamo quella morale che imponeva decoro e dignità, rimpiangiamo l’economia del dono tipica del medioevo cristiano, rimpiangiamo un tempo nel quale i francescani non avevano ricchezze personali ma erano un ordine ricchissimo perché il denaro era uno strumento di carità, ed ora stanno perdendo tutto in Francia come in Italia. Rimpiangiamo un tempo durante il quale la Francia promuoveva un concorso “le Prix de Rome” istituito nel 1663 da Luigi XIV che offriva una sorta di borsa di studio per il vincitore spesato e mantenuto di tutto punto a Roma per un anno per imparare l’arte. Neghiamo cittadinanza a quel senso di inferiorità che impregna moltissimi italiani, inconsapevoli del ruolo che l’Italia ha nella Storia, incapaci di comprendere che il futuro dipende anche da noi italiani, o forse solo da noi italiani.
Maria Rita Mottola

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