Ma veramente avevamo la necessità di sentirla pronunciare da David Grossman la parola innominabile, doveva essere uno scrittore israeliano a sdoganare la parola genocidio?

Che povertà di cultura, che assenza di morale e di principi etici, che squallore di ipocrisia ha dimostrato il così detto Occidente. 

Noi che non abbiamo mai dubitato che fosse in corso un genocidio programmato, organizzato, voluto fortemente e inesorabilmente, siamo attoniti innanzi allo “stupore” della nostra gente. Questo sì ci stupisce e ci ferisce.

Ed ora i giornalisti che giuravano che la morte di bambini innocenti, il disprezzo per la vita dimostrata dai cittadini israeliani, l’arroganza violenta delle soldatesse, la crudeltà dei soldati che sparavano alla gente in cerca di cibo e recentemente sparavano anche alle spalle, tutto l’orrore era “legittima difesa” del popolo eletto,  osano essere costernati, sotto shock per le parole di Grossman che porta il nome di Davide colui che con la fionda ha ucciso il gigante. Perché ci tranquillizza l’idea di uno stato piccino come Davide che lotta contro il mostro gigantesco dell’Islam.

Samuele dice a Saul predecessore di Davide al trono “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti” in obbedienza alla parola di Dio.

Questa visione di un dio guerriero che protegge Israele dagli altri popoli è stata sconfitta, l’ideologia che regge Israele è stata sconfitta, l’idea stessa del Grande Israele che occuperà tutte le terre di Palestina e Cisgiordania e oltre è stata sconfitta. Sconfitta da Colui, discendente di Davide, che era venuto per convertirli, per amarli e non è stato riconosciuto, anzi non è stato ammirato e onorato perché non portava guerra ma pace, non portava odio e vendetta ma perdono. Noi siamo figli, volenti o nolenti, di Colui che ha cambiato la storia. Ma anche noi ora non lo onoriamo non lo riconosciamo e non riconoscendo Lui in ogni bambino di Palestina ucciso mentre giocava, in ogni donna violentata, in ogni animale di compagnia, istituito a nostra consolazione da Dio stesso, massacrato, in ogni vecchio che sviene sotto il sole per fame (non è vero che è morto in fila per un tozzo di pane, era solo umiliato e affamato ed è svenuto, solamente! Così ci propinano i giornalisti e gli influencer parlando di uno dei tantissimi episodi narrati da giornalisti coraggiosi o, meglio, sopravvissuti perché non uccisi dall’esercito israeliano),  non vediamo neppure la realtà, non siamo in grado di chiamare con il nome giusto quello che sta accadendo da decenni, là in terra di Palestina.

La sconfitta in corso non è quella del popolo di Palestina ma è la nostra stessa visione del mondo quella che ci propinano da decenni gli statunitensi, quella che divide tra buoni e cattivi. Eppure, tutti abbiamo visto “Soldato blu” e tutti sappiamo che i buoni non erano gli americani e i cattivi non erano gli Apache. Eppure, stupidamente e grottescamente, ripetiamo i proverbi degli indiani, pardon, dei nativi. Stupidamente ripetiamo slogan privi di senso. Stupidamente noi abbiamo perso volontariamente i punti di riferimento ed ora non sappiamo riconoscere un genocidio. Obbediamo stupidamente e ciecamente a chi ci comanda e stabilisce chi sono i buoi e chi sono cattivi. Prendiamone atto l’Occidente in quella parola non pronunciata ha decretato la propria condanna. Definitiva.

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