Caro Professore, Le scrivo queste righe con il cuore pieno di quella gratitudine che si deve ai grandi maestri, sapendo che lunedì scorso ci ha lasciato un vuoto che sarà difficile colmare. La sua figura di giurista ha completamente rivoluzionato il mondo del diritto, e so che molte persone saranno d’accordo con me. Ma io ho avuto la fortuna di conoscerla come persona, una persona che sa vedere dietro ad uno sguardo, che capisce molte cose dietro a poche parole. Lei è stata una delle prime persone a cui ho dato in mano il mio libro “La Panda rossa”, l’ultimo che ha avuto la possibilità di leggere all’interno della sua collana “Fragilità”. Ha dato senso alle mie parole, a ciò che avevo scritto. E di questo credo di non averla mai ringraziata abbastanza. Ogni tanto, quando parlavo con mamma di lei, mi piaceva chiamarla “il mio nonnino”. Perché con me ha avuto la stessa premura e la stessa delicatezza che un nonno ha con la sua nipotina. Tante persone la ricorderanno come un grande uomo e un grande giurista, ma sappia che io la ricorderò come la prima persona che ha creduto nella mia scrittura. Il suo ricordo rimarrà sempre nel mio cuore, e nel cuore di tutti. Buon viaggio Professore.

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