Doppio ruolo

   Muore un uomo, B., in un incidente stradale; la moglie, M., e i figli chiedono in Tribunale il risarcimento del danno.

   Si può fare, pensa il giudice. Solo, indagando meglio, emerge che i due non si erano mai sposati. Pazienza, ragiona il magistrato, è una cosa che succede.   Nel caso in questione affiora tuttavia un ”dettaglio’’: quella che domanda il risarcimento è bensì la compagna del defunto, ma è al tempo stesso sua sorella.

   Una vicenda non tanto frequente, di quelle che possono comunque succedere. Due fratelli orfani troppo presto, che sin dalla più tenera età sono stati portati a volersi bene. Durante l’adolescenza, è stato naturale per i due scivolare verso una certa intimità: il tempo è continuato a passare, la confidenza si è vieppiù stabilizzata; sono arrivati poi dei bambini, una femminuccia, e un maschietto. Ora sono la prima all’asilo, il piccolo al nido.

Il magistrato come si orienterà?  Per quanto concerne i figli, nessun problema.

E la sorella però, compagna di vita?

   Il giudice prende le sue informazioni e iI quadro che emerge è a senso unico: sorella sì, ma legata al compagno-fratello da sentimenti autentici. Vissuti sempre in quel posto di campagna, i figli sono venuti da soli, e dopo un po’ nessuno ci ha più fatto caso; una coppia serena, un quartetto esemplare. Una famigliola che   la comunità ha accolto con naturalezza, in ogni circostanza: feste del Patrono, piccoli cortei, concerti della banda municipale, inaugurazioni. Anche il parroco, don S., perplesso all’inizio, si è da tempo messo l’animo in pace; ogni anno verso Pasqua va a impartire la benedizione in casa, con l’incenso e i chierichetti.

  Ce n’è abbastanza, concluderà il magistrato, per affermare che non sussistono ostacoli; e per disporre in definitiva un risarcimento non già da “sorella” (quattro soldi), ma da “quasi moglie” (parecchie decine di migliaia di euro).

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