BUSTO ARSIZIO, 15 settembre 2026

Successioni e donazioni non sono soltanto questioni di patrimonio. Dietro un testamento, una liberalità, l’individuazione di un erede o la gestione dei beni di una persona fragile si intrecciano volontà, relazioni familiari, memoria, autodeterminazione e necessità di protezione.

È attorno a queste diverse dimensioni che si è sviluppato l’incontro Successioni e Donazioni, svoltosi il 15 settembre alla Sala Tramogge dei Molini Marzoli di Busto Arsizio. L’incontro si inserisce nel percorso di approfondimento per amministratori di sostegno promosso dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio insieme a Diritti in Movimento E.T.S., volto ad affrontare, attraverso il confronto tra professionalità diverse, i temi della fragilità, dell’autodeterminazione e degli strumenti giuridici di protezione della persona.

A moderare il confronto è stata l’avv. Rossella Gasparini, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio. Relatori il dott. Fabio Valenza, notaio in Parma e presidente dell’Associazione Diritti in Movimento, l’avv. Monica Menini, avvocato del Foro di Busto Arsizio e membro del consiglio direttivo di Diritti in Movimento, e la dott.ssa Eleonora Grasso, direttrice di E.D. Genealogie S.r.l.

Tre professionalità differenti per osservare il fenomeno successorio da prospettive complementari: giuridica e notarile, operativa nell’ambito dell’amministrazione di sostegno e genealogica.

Fabio Valenza: proteggere senza cancellare la volontà della persona

Il notaio Fabio Valenza ha affrontato il rapporto tra successioni, donazioni e amministrazione di sostegno distinguendo tra il beneficiario che intende disporre dei propri beni, attraverso una donazione o un testamento, e quello che viene invece chiamato a ricevere un’eredità.

Il tema di fondo è quello dell’equilibrio tra protezione e autodeterminazione.

L’amministrazione di sostegno, è stato ricordato, non determina una generale incapacità di agire: il beneficiario conserva la propria capacità per tutti gli atti non espressamente assoggettati alla rappresentanza esclusiva o all’assistenza necessaria dell’amministratore. Diventa quindi decisivo il contenuto del decreto del giudice tutelare, che deve essere costruito sulle esigenze specifiche della persona.

Particolare attenzione è stata dedicata alla donazione, che non costituisce soltanto un atto patrimoniale, ma può esprimere solidarietà, riconoscenza e affetto. L’apertura dell’amministrazione di sostegno non comporta automaticamente la perdita della capacità di donare: eventuali limitazioni devono essere calibrate sul caso concreto.

Ancora più delicato è il testamento, atto irriducibilmente personale attraverso il quale ciascuno lascia la propria ultima parola sul “dopo di me”. La tutela della persona fragile deve confrontarsi con due rischi opposti: quello del condizionamento della volontà e quello di una protezione così estesa da impedirle di esprimersi.

Da qui anche il richiamo al pensiero di Paolo Cendon, fondatore di Diritti in Movimento: proteggere la fragilità senza trasformarla in cancellazione della soggettività.

Lo stesso criterio vale quando il beneficiario è chiamato a un’eredità: accettazione, autorizzazioni e successivi atti dispositivi devono essere valutati alla luce del caso concreto.

Il principio guida resta dunque quello del proteggere senza sostituire, limitando soltanto quando necessario e preservando, per quanto possibile, l’autodeterminazione della persona.

Eleonora Grasso: la genealogia tra patrimonio e memoria familiare

La dott.ssa Eleonora Grasso ha portato l’attenzione sul ruolo della ricerca genealogica nelle successioni, soprattutto quando non sia immediatamente chiaro chi siano gli aventi diritto.

La ricostruzione dell’albero genealogico assume particolare rilievo nelle successioni più complesse, nei casi in cui i parenti siano dispersi o residenti all’estero e nelle situazioni che coinvolgono persone sottoposte ad amministrazione di sostegno.

Individuare correttamente gli eredi significa infatti non soltanto assicurare una corretta devoluzione del patrimonio, ma anche evitare incertezze e responsabilità nella fase di consegna dei beni.

La genealogia, tuttavia, non ha soltanto una funzione tecnica. Ricostruire i legami familiari significa spesso recuperare anche la memoria della persona e della sua storia, soprattutto in una società nella quale le famiglie sono sempre più frammentate e distribuite tra territori e Paesi differenti.

Monica Menini: dalla regola giuridica alla pratica dell’amministrazione di sostegno

Con l’intervento dell’avv. Monica Menini la riflessione si è spostata sul terreno della pratica quotidiana dell’amministrazione di sostegno e sulle difficoltà che possono emergere quando i principi devono tradursi in decisioni concrete.

Un primo spunto è stato offerto dal caso Carlo Gilardi, richiamato per mettere in evidenza la complessità del rapporto tra autodeterminazione e protezione. Il tema della donazione mostra infatti quanto sia delicato rispettare la volontà della persona e, nello stesso tempo, verificare che essa sia autentica, consapevole e non fonte di grave pregiudizio.

Anche Menini ha voluto, in questo passaggio, ricordare Paolo Cendon e il contributo da lui offerto alla riflessione sul caso Gilardi. Cendon aveva dedicato alla vicenda uno specifico volume, scegliendo di approfondirla attraverso gli atti e richiamando alla prudenza di fronte a situazioni nelle quali si intrecciano fragilità, famiglia, magistratura, servizi e amministrazione di sostegno.

Una prospettiva che Menini ha ricondotto al tema centrale dell’incontro: la misura di protezione non deve necessariamente impedire al beneficiario di compiere atti di liberalità, ma deve contribuire a garantire che la volontà espressa sia realmente libera e autentica. Proprio il caso Gilardi, nella lettura richiamata durante l’incontro, mostra quanto sottile possa diventare il confine tra rispetto dell’autodeterminazione ed esigenza di protezione.

Menini ha quindi portato l’attenzione su alcune criticità operative delle vicende successorie che coinvolgono un beneficiario di amministrazione di sostegno, soffermandosi sugli adempimenti che possono rendersi necessari, sul rapporto con gli istituti bancari e sulla corretta individuazione delle autorizzazioni da richiedere al giudice tutelare.

La pratica mostra infatti come l’amministratore di sostegno possa trovarsi a dialogare contemporaneamente con più soggetti — beneficiario, giudice, altri eredi, notaio, istituti di credito — e a confrontarsi con prassi non sempre uniformi. Anche attività apparentemente semplici possono così porre questioni interpretative e operative che richiedono particolare attenzione.

Il punto centrale resta però la persona.

Dietro ogni adempimento successorio vi sono esigenze che non possono essere ridotte al solo valore economico dei beni. Vi possono essere interessi affettivi, personali ed esistenziali che l’amministratore di sostegno è chiamato a considerare e proteggere insieme agli aspetti patrimoniali.

L’intervento ha così mostrato concretamente quanto il ruolo dell’amministratore richieda non soltanto competenza tecnica, ma anche capacità di coordinare interlocutori diversi e di individuare, caso per caso, la soluzione più rispettosa dell’interesse e della volontà del beneficiario.

Rossella Gasparini: il valore del confronto tra le professioni

A tenere insieme le diverse prospettive è stata la moderazione dell’avv. Rossella Gasparini, in un confronto che ha mostrato quanto successioni e donazioni richiedano sempre più spesso il dialogo tra competenze differenti.

Notaio, avvocato, giudice tutelare, genealogista intervengono spesso nella stessa vicenda, rendendo essenziale la condivisione di esperienze, prassi e soluzioni operative.

Tra patrimonio e persona

È questo il filo che ha unito i diversi interventi.

Valenza ha posto al centro la volontà della persona e il carattere individuale della misura di protezione. Grasso ha mostrato come dietro la ricerca di un erede vi sia anche la ricostruzione della storia familiare. Menini ha riportato questi principi alla pratica quotidiana dell’amministrazione di sostegno.

Tre prospettive che convergono su un principio comune: il patrimonio non può essere separato dalla persona.

Dietro ogni bene da amministrare e ogni successione da ricostruire resta una storia individuale. Ed è lì che il diritto è chiamato alla sua funzione più delicata: tutelare senza sostituire, accompagnare senza cancellare e riconoscere alla persona fragile, fin dove possibile, il diritto di continuare a essere protagonista delle proprie scelte.

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