Ricordando Guido Alpa e Vladimiro Zagrebelski A pochi mesi di distanza l’uno (marzo) dall’altro (agosto), ci hanno lasciati due giganti, tali unanimemente riconosciuti, del diritto: Guido Alpa e Vladimiro Zagrebelski. Ho avuto il privilegio e l’onore di conoscerli e di potere lavorare con loro. Storie professionali diverse: accademico e avvocato il primo, magistrato e costituzionalista il secondo (fratello di Gustavo, docente di diritto costituzionale a Torino) ma entrambi accomunati dal desiderio di promuovere, difendere e diffondere la conoscenza dei diritti fondamentali, da veri Maestri quali erano. Un approcciarsi al diritto chiaro, pacato e diuturno, quasi una missione, che hanno coltivato per tutta la vita e che hanno, così, trasmesso a più generazioni di giuristi, senza sosta né tregua. Più eclettico il primo, più riflessivo il secondo. Inutile citare le “gesta” di entrambi dal momento che non penso siano necessarie le mie parole di stima per affermare la loro autorevolezza sebbene sia diventata una “moda” evidenziarne, da parte di chicchessia, l’amicizia e/o la vicinanza per mezzo di articoli o seminari (con i titoli ed i contenuti più struggenti possibili) in loro ricordo. Ad ogni buon conto, di Guido Alpa mi piace richiamare alla memoria la dedizione all’Accademia e all’Avvocatura, quelle con la “A” maiuscola. Ebbe a crescere nella Scuola genovese, animata da guide prestigiose come Stefano Rodotà, a Rodotà rimase legato, affezionato e devoto per tutta la vita, Giovanni Tarello, che citava costantemente per la sua intelligenza ed arguzia, e Vittorio Tedeschi al quale era sempre grato. E, partendo dal diritto civile, ha allargato lo sguardo verso orizzonti più ampi, mostrando attenzione per i principi comunitari, per la comparazione giuridica e per la continua lezione proveniente dalla nostra Costituzione. La continua attenzione ai principi costituzionali e comunitari è sfociata in una delle sue ultime pubblicazioni “Solidarietà – Un principio normativo” (Ed. Il Mulino, 2022), dove egli l’ha analizza (la solidarietà) dalle origini nell’illuminismo sino alle Costituzioni più recenti. Quale Presidente del Consiglio Nazionale Forense è stato, tra l’altro, il padre dell’attuale Legge professionale forense ed a lungo componente del Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione, dando esempio di come possa essere fruttuosa per l’amministrazione della giustizia la collaborazione tra avvocatura e magistratura. Capace, Guido Alpa, di “lavate di testa” (cosa di cui nessuno parla, sebbene in molti le dovettero subire più o meno apertamente, compreso il sottoscritto) con funzione pedagogica, poiché somministrate con sapienza. Proprio la sensibilità di Guido Alpa nei confronti dei diritti fondamentali, mi hanno portato a scriverne il ricordo unitamente a quello di Vladimiro Zagrebelski che ebbi a conoscere grazie a Guido Alpa e che di lui parlava sempre con una certa riverenza, oserei dire, “religiosa”, equiparabile, forse, alla stessa che nutriva per Stefano Rodotà col quale si laureò, mosse i primi passi in Accademia e che rimase il suo riferimento più alto per tutta la vita. Vladimiro Zagrebelski, per dirla con Massimo Cacciari, “incarnava il meglio della nostra Costituzione” e, aggiungo io, il meglio della tutela dei diritti fondamentali, e l’ultima sua immagine (funebre) con il tocco e la toga di magistrato e la toga blu indossata da Giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo appoggiate alla bara, penso renda onore a queste affermazioni. Molteplici furono i suoi incarichi: dalla Procura presso la Pretura di Torino, al Consiglio Superiore della Magistratura, dove sedette per due diverse consiliature, dal 1981 al 1985 e dal 1994 al 1998. Seguirono, poi, le esperienze al Ministero, come Direttore generale dell’organizzazione giudiziaria e poi Capo dell’Ufficio legislativo nonché il contributo determinante in diverse Commissioni ministeriali, tra le quali quella sull’Ordinamento giudiziario. Successivamente maturò la decisione di presentare la sua candidatura per la Corte europea dei diritti dell’uomo dove, una volta eletto, vi rimase per nove anni: l’attività internazionale costituiva uno dei suoi punti forti e gli diede un’ulteriore opportunità per la diffusione di quei principi ai quali tante fatiche aveva dedicato. L’essenzialità della parola, il rigore logico e metodologico, l’autonomia intellettuale, la disponibilità al confronto e la capacità di individuazione della soluzione più cristallina in ogni decisione nella funzione di magistrato, costituirono i suoi tratti essenziali, tratti sui quali, penso, si fondasse la profonda stima che Guido Alpa nutriva per lui. Tuttavia, poiché sono convinto che l’unico ed autentico desiderio di Guido Alpa e Vladimiro Zagrebelski fosse quello di essere ascoltati più che adulati, voglio ricordarli semplicemente pubblicando le relazioni, sempre attuali nei contenuti, che pronunciarono in occasione di un seminario al quale entrambi parteciparono e che ebbi ad organizzare a Genova nel lontano 2012 (patrocinato dal Consiglio Superiore della Magistratura, dal Consiglio Nazionale Forense e dall’Ordine degli Avvocati di Genova), intotilato “Le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo come fonte di diritto. La configurazione giurisprudenziale dei diritti civili fondamentali”. Quindi, volendo “massimare” questo mio modesto ricordo, potrei scrivere che, se la loro perdita mi addolora, rimane dentro di me il loro splendido esempio. Alessandro Barca

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