Ancora ricordo quando Luigina Bima mi chiese il permesso di lasciare il mio numero al Professor Paolo Cendon.
Che emozione ricevere la tua chiamata, così interessata al progetto che stavo curando
a quello che facevo e poi, successivamente, persino a me.
Ero così incredula quando mi accorsi che erano già trascorsi 45 minuti di conversazione e tu ancora non ti eri stancato di ascoltarmi.
Mai avrei pensato che sabbero stati solo i primi 45 minuti, tanti, tanti, tanti di più che mi hai regalato di ascolto e di insegnamento.
Mai avrei pensato che ti avrei incontrato.
Mai avrei pensato che avresti potuto aprire un evento organizzato da me.
Mai avrei pensato che mi avresti offerto la tua amicizia oltre che la tua guida.
Mai avrei pensato che mi avresti scelto come membro del direttivo della tua missione, quel luogo giuridico, attraverso il quale
volevi far fiorire le tue brillanti idee.
Mai avrei pensato di avere l’opportunità di scrivere con te.
E oggi, mentre mi rendo conto che vorrei dirti e ascoltare ancora molto, molto di più, mi trovo a non poterlo fare.
Se mi concentro ti sento mentre mi ripeti “ogni mattina ti bevi un bel caffe e poi scegli un provvedimento per un bel commento, anche piccolo” e anche i tuoi “ottimo, più spesso”.
Non ti prometto di farlo ogni giorno, ma ti prometto di farlo.
Non ti prometto che Diritti in Movimento proseguirà per sempre, ma ti prometto che mi impegnerò per fare in modo che prosegua…
in memoria di Paolo Cendon

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