Ieri era l’8 marzo. La Festa della Donna. O meglio La Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne. Così vuole il nostro mondo ipocrita, che tanto facilmente si gira dall’altra parte per non vedere. E a Genova, proprio ieri, 8 marzo 2026, in un appartamento come tanti altri, si è consumato l’ennesimo femminicidio. Un matricidio: una donna di 86 anni è stata uccisa dal figlio di 52 con riconosciuti problemi di natura psichiatrica. In quell’appartamento sulle alture di Genova ci vivevano assieme, da soli: una mamma anziana e un figlio problematico.
Ogni santo giorno, dopo essersi alzata, questa donna sapeva che cominciava il suo calvario: prendersi cura del suo figliolo malato e difficile, sostituendosi a medici, servizi sociali o altre istituzioni che avrebbero dovuto farsene carico, ma che purtroppo l’avevano delegata a questo ruolo di cura, che da madre – abituata a questo dalla cultura imperante – si era caricata sulle spalle, sempre più curve e affaticate. Perché la vita scorre e lei era ormai troppo anziana per occuparsi fisicamente e psicologicamente di lui, ma continuava a farlo, per amore di chi, tanti anni prima, aveva partorito. Un uomo di 52 anni nel pieno della sua prestanza e della sua forza.
Quando l’altro figlio, che non li sentiva da giorni, ha deciso che forse era il caso di chiedersi dove fossero finiti ed è andato a casa della madre per controllare che fosse tutto a posto, l’ha trovato morta, accoltellata dal fratello.
Per carità, qui non si vuole dare la colpa al figlio che “non ci sta con la testa”! Tantomeno immaginare di comminargli una pena severa per il suo insano gesto, tenuto conto che già vive la sua esistenza nel dolore mentale, scontando per colpe che non ha mai commesso. Una sofferenza psichica che sua madre aveva abbracciato, come solo chi dà la vita sa fare. Privandosi della sua di vita per dare un minimo di dignità a quella del figlio frangibile, il figlio debole, che non era capace di cavarsela da solo.
Chissà quante volte questa mamma si sarà sentita in pericolo! Chissà quante volte ha chiesto aiuto a qualcuno, all’ASL, al medico! Chissà quante volte avrà fatto un numero dedicato, sentendosi rispondere che non era abbastanza grave per ricoverarlo, che nella struttura non c’era posto. Che il figlio poteva aspettare. Che lei poteva aspettare. Aspettare di essere uccisa da un figlio di cui l’unica colpa è la sua malattia, che non ha luoghi in cui poter essere contenuta e curata in modo adeguato. Perché in Italia abbiamo 7 posti letto psichiatrici ogni centomila abitanti, mentre la media europea è 18. Perché le liste d’attesa per una prima visita superano i 90 giorni. Perché delle 400mila persone che hanno chiesto il bonus psicologo, ne sono state ascoltate solo 16mila.
La povera donna, con un figlio con una grave patologia psichiatrica, è stata lasciata a sé stessa. È stata lasciata sola dalle Istituzioni, il cui compito è stato per anni quello di scrivere ricette per medicine – che questa volta purtroppo non hanno fatto il loro… dovere – e rimandarlo al mese successivo. E questo per giorni, mesi, anni. Tanti anni che hanno imbiancato i capelli di quella madre, che aveva imparato, suo malgrado, a fare la psichiatra, l’infermiera e l’assistente sociale di suo figlio senza averne il titolo, la forza e il diritto.
Buon 8 Marzo a uno Stato che non riesce a fare quello che dovrebbe, lasciandolo nelle mani e nelle straordinarie capacità delle madri coraggio. Che ogni tanto soccombono.

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.