Il provvedimento di apertura della amministrazione deve contemplare una “ragionata corrispondenza” tra i deficit rilevati, le risorse del beneficiario e della sua famiglia, e i poteri conferiti all’amministratore al fine di perseguire l’interesse della persona non devono frustrarne inutilmente le prerogative di libertà.
In particolare, si ritiene che l’equilibrio della decisione debba essere garantito dalla necessità di privilegiare il rispetto dell’autodeterminazione della persona interessata e che sia compito del giudicante valutare in che misura, desideri ed aspirazioni del beneficiando, siano o meno frutto di volontà distorte ed in contrasto con bisogni oggettivi.
Nella fattispecie, la Corte di cassazione adita ha ritenuto che la richiesta di revoca della misura di protezione, avanzata dalla stessa beneficiaria, fosse stata correttamente rigettata, persistenti i profili di fragilità dell’interessata e la sua attuale capacità dipendente dal rispetto del percorso terapeutico impostato.
Dal giudizio di merito, peraltro, la libertà della beneficiaria risultava essere stata limitata per i soli atti di straordinaria amministrazione al fine di evitare il compimento di atti pregiudizievoli.
Cass.civ. n. 18549/2025

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