Aline Cendon, presidente onorario di Diritti in Movimento, presente all’iniziativa di DM Emilia Romagna, svoltasi nei giorni scorsi, ha salutato con grande calore gli intervenuti al convegno in onore del professore, dicendosi vicina agli amici, ai colleghi e ai collaboratori di suo padre.
“Desidero innanzitutto ringraziare, a nome della mia famiglia, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia e i relatori di oggi, che portano avanti la voce di mio padre, che diceva spesso che le rivoluzioni non si fanno da soli e vedermi qui oggi ne è la prova più bella”.
Ha poi continuato: “Diritti in Movimento è stata per lui molto più di un’associazione, è stata la sua casa delle idee. Ha sempre sostenuto con forza che il diritto non deve essere statico, immobile, immutabile.
E Diritti in Movimento nasce insieme ai grandi cambiamenti dei nostri tempi e della nostra società, perché lui sapeva che, per cambiare la realtà, serviva il coinvolgimento di molti, di tutti. Ammettiamolo, era un maestro nel saper contagiare gli altri con il suo entusiasmo e la sua visione!” – ha affermato Aline Cendon ricordando con affetto il padre.
“Ha portato avanti le battaglie in cui credeva con una tenacia, oserei dire quasi incrollabile, che non è mai venuta a meno. Voleva migliorare, sì, voleva migliorare la vita degli altri. – ha aggiunto – Infatti, anche come giovane avvocato poi ha preferito lasciare l’avvocatura per essere più un pensatore, un ricercatore, un filosofo del diritto.”
“Voleva cambiare le cose. E il tema di oggi, il difficile equilibrio tra protezione e autodeterminazione, era il cuore del suo pensiero: proteggere senza mai togliere la parola, sostenere senza mai soffocare la libertà.
Vedeva in questo impegno non un semplice lavoro — difficilmente andava in vacanza, come si dicevaprima — per lui era una sorta di missione di vita, e assolveva questa sua missione, questo suo lavoro, questa sua passione completamente.
Infatti è stato un uomo capace di unire il dire e il fare. Il suo desiderio di rendere il mondo, nel suo piccolo, un posto più giusto, non era solo e non tanto un esercizio accademico, ma un impegno concreto che lui ha sentito profondamente”.
“C’è un tratto del suo carattere che vorrei ora ricordare qui oggi: la sua straordinaria apertura. Riceveva chiunque avesse bisogno di parlargli, bastava che qualcuno gli telefonasse o si presentasse e lo invitava a Trieste. Senza distinzioni di ruolo o di importanza, sapeva ascoltare, raccogliere e soprattutto sapeva incoraggiare.Aveva il dono di far sentire gli altri capaci di cambiare le cose. Motivava chiunque entrasse in contatto con lui a non arrendersi, a non desistere, a non rinunciare”. Un ritratto del professore quello di Aline Cendon puntuale e perfettamente corrispondente al modo di essere del suo straordinario genitore.
“E questo incontro di Diritti in Movimento è la miglior tribuna che si possa rendere alla sua memoria. Il fatto di andare avanti nel suo progetto dimostra che il seme che lui ha gettato, è un seme che continua a germogliare, magari con vigore e con nuove ramificazioni.
Siamo certi che mio padre Paolo oggi sarà orgoglioso di vedervi qui, tutti quanti, pronti a continuare il suo cammino. Quindi, – e ha concluso il suo intervento- con grande affetto e con gratitudine, ancora grazie da parte mia e di tutta la mia famiglia”.
Aline Cendon, presidente onorario di Diritti in Movimento, presente all’iniziativa di DM Emilia Romagna, svoltasi nei giorni scorsi, ha salutato con grande calore gli intervenuti al convegno in onore del professore, dicendosi vicina agli amici, ai colleghi e ai collaboratori di suo padre.
“Desidero innanzitutto ringraziare, a nome della mia famiglia, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia e i relatori di oggi, che portano avanti la voce di mio padre, che diceva spesso che le rivoluzioni non si fanno da soli e vedermi qui oggi ne è la prova più bella”.
Ha poi continuato: “Diritti in Movimento è stata per lui molto più di un’associazione, è stata la sua casa delle idee. Ha sempre sostenuto con forza che il diritto non deve essere statico, immobile, immutabile.
E Diritti in Movimento nasce insieme ai grandi cambiamenti dei nostri tempi e della nostra società, perché lui sapeva che, per cambiare la realtà, serviva il coinvolgimento di molti, di tutti. Ammettiamolo, era un maestro nel saper contagiare gli altri con il suo entusiasmo e la sua visione!” – ha affermato Aline Cendon ricordando con affetto il padre.
“Ha portato avanti le battaglie in cui credeva con una tenacia, oserei dire quasi incrollabile, che non è mai venuta a meno. Voleva migliorare, sì, voleva migliorare la vita degli altri. – ha aggiunto – Infatti, anche come giovane avvocato poi ha preferito lasciare l’avvocatura per essere più un pensatore, un ricercatore, un filosofo del diritto.”
“Voleva cambiare le cose. E il tema di oggi, il difficile equilibrio tra protezione e autodeterminazione, era il cuore del suo pensiero: proteggere senza mai togliere la parola, sostenere senza mai soffocare la libertà.
Vedeva in questo impegno non un semplice lavoro — difficilmente andava in vacanza, come si dicevaprima — per lui era una sorta di missione di vita, e assolveva questa sua missione, questo suo lavoro, questa sua passione completamente.
Infatti è stato un uomo capace di unire il dire e il fare. Il suo desiderio di rendere il mondo, nel suo piccolo, un posto più giusto, non era solo e non tanto un esercizio accademico, ma un impegno concreto che lui ha sentito profondamente”.
“C’è un tratto del suo carattere che vorrei ora ricordare qui oggi: la sua straordinaria apertura. Riceveva chiunque avesse bisogno di parlargli, bastava che qualcuno gli telefonasse o si presentasse e lo invitava a Trieste. Senza distinzioni di ruolo o di importanza, sapeva ascoltare, raccogliere e soprattutto sapeva incoraggiare.Aveva il dono di far sentire gli altri capaci di cambiare le cose. Motivava chiunque entrasse in contatto con lui a non arrendersi, a non desistere, a non rinunciare”. Un ritratto del professore quello di Aline Cendon puntuale e perfettamente corrispondente al modo di essere del suo straordinario genitore.
“E questo incontro di Diritti in Movimento è la miglior tribuna che si possa rendere alla sua memoria. Il fatto di andare avanti nel suo progetto dimostra che il seme che lui ha gettato, è un seme che continua a germogliare, magari con vigore e con nuove ramificazioni.
Siamo certi che mio padre Paolo oggi sarà orgoglioso di vedervi qui, tutti quanti, pronti a continuare il suo cammino. Quindi, – e ha concluso il suo intervento- con grande affetto e con gratitudine, ancora grazie da parte mia e di tutta la mia famiglia”.
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