Si è tenuto ieri nella bella cornice dell’Aula magna dell’Università Statale di Milano il seminario chiamato “Talenti e Lavoro”, organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con l’Università di Milano Statale e la FUD Fondazione Diritti Umani.

È stata l’occasione per interrogarsi sul tema del lavoro delle persone con disabilità.

L’incipit ha promesso bene con le parole dell’Arcivescovo di Milano Mario Del Pini tra le quali la frase “chi fa cultura scrive futuro”, quello che anche tutti noi con la nostra associazione Diritti in Movimento cerchiamo di fare.

Entrando nel cuore del tema affrontato durante il seminario, e richiamando gli articoli 1 e 4 della Costituzione che tutelano il diritto al lavoro senza alcuna discriminazione, ci si è interrogati sulla reale protezione di questo diritto per le persone con disabilità.

Ritenere sufficiente garantire un semplice posto di lavoro sarebbe una risposta riduttiva, un “minus” rispetto alle loro reali esigenze. Un’occupazione, infatti, non può essere considerata la soluzione definitiva: rappresenta solo un momento, un episodio all’interno di un percorso di vita molto più
articolato.

Tutelare oggi il diritto al lavoro delle persone con disabilità significa invece costruire un sistema capace di accompagnarne lo sviluppo professionale, attraverso una progettazione mirata e continuativa. Un sistema che sappia riconoscere e valorizzare il loro potenziale, troppo spesso
ignorato o lasciato inespresso.

Nel corso del seminario ci si è interrogati sull’evoluzione del quadro normativo, rilevando però con rammarico un preoccupante arretramento nella tutela dei diritti fondamentali delle persone con disabilità. Basti pensare che oggi circa il 30% degli insegnanti ritiene auspicabile un ritorno alle classi
speciali e che molte aziende preferiscono pagare sanzioni — per un totale che supera i 70 milioni di euro — pur di non rispettare gli obblighi di assunzione delle categorie protette.

Eppure, se si riuscisse davvero ad attuare quel cambio di paradigma tanto invocato nel tema dell’inclusione lavorativa, dando finalmente concretezza a una progettualità che valorizzi capacità, competenze e talenti — anche quelli residui, troppo spesso sottostimati — le persone con disabilità si rivelerebbero risorse preziose per la produttività e l’innovazione delle aziende.

Le imprese che hanno già adottato questo cambio di paradigma hanno constatato come un ambiente realmente inclusivo favorisca la crescita e la riflessione di tutti i dipendenti, generando maggiore benessere organizzativo e, di conseguenza, un aumento della produttività.

È stato quindi sottolineato come sia necessario abbandonare definitivamente pietismi ed esenzioni di ruolo nei confronti delle persone con disabilità: pratiche che, lungi dall’essere di supporto, finiscono per ostacolarne la piena partecipazione alla vita adulta e lavorativa. Tali atteggiamenti producono
infatti una continua infantilizzazione, compromettendo la possibilità di costruire un’identità autonoma e relazioni significative in ogni ambito dell’esistenza, incluso quello professionale.

Dunque, la sfida è grande, ma lo è anche l’opportunità, dobbiamo solo avere il coraggio di coglierla.

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