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𝘙𝘪𝘤𝘦𝘷𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘰
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Il confine di terra è il terminale della rotta balcanica, e i flussi continuano, nonostante tutto.
Tra qualche mese cominceremo a sentir parlare di emergenza freddo, come se l’inverno non fosse prevedibile, ma, appunto, un’altra improvvisa emergenza.
Qualcuno ricorda che in occasione dello sgombero del Silos, per incombente visita papale, si doveva far fronte all’emergenza con la sistemazione dei servizi igienici a Campo Sacro?
Eppure, è passato più di un anno e la gara d’appalto sembra essere andata deserta. Nessuna ditta interessata ai lavori? Incredibile, eppure dei nuovi servizi igienici, necessari per aumentare la capienza del sito, neanche l’ombra.
L’ex mercato di via Gioia rimane vuoto e inutilizzato, e nel frattempo circa 200 persone dormono sui marciapiedi, sotto la pensilina di Porto Vecchio.
Qualche giorno fa sono stati presentati alla stampa i dati in dettaglio delle persone richiedenti asilo abbandonate in strada.
E la risposta della politica locale è arrivata: dopo l’operazione con 60 carabinieri in trasferta a setacciare gli edifici abbandonati. Dopo alcuni giorni in cui la polizia di stato dava la sveglia all’alba, con un paio di volanti, a persone che dormivano sotto la pensilina di Porto Vecchio. Martedì ci ha pensato la polizia locale del Comune di Trieste, coordinando un’operazione di pulizia – affidata ad Italspurghi – e prelevando le coperte e le povere cose che le persone avevano con sé.
In piazza Libertà non ci si annoia: un giorno manca l’acqua perché la fontanella “si è rotta”. Dopo qualche giorno (e qualche segnalazione) l’acqua viene ripristinata. L’impianto di irrigazione parte con vigore improvviso ad orari improvvisi e anche in direzione asfalto e panchine. Ma non doveva servire al manto erboso? L’orto botanico, storico gioiello della città, versa in condizioni di abbandono, mentre l’irrigazione di piazza Libertà è così abbondante da trasformarla in una zona paludosa, paradiso delle zanzare.
Nell’androna di Porto Vecchio non c’è nulla: né acqua, né servizi igienici, ma solamente una tettoia, e le quasi 200 persone che hanno diritto ad una branda in accoglienza si ritrovano a dormire sul marciapiedi di asfalto. Le istituzioni che dovrebbero provvedere un servizio di prima accoglienza organizzano invece la sottrazione delle coperte fornite dai privati.
Fatevi vivi, con la vostra coperta, il vostro volto e la vostra voce: un Silos a cielo aperto, in centro città, è uno sfregio ai diritti delle persone.
Marianna Buttignone (Linea d’Ombra).
Venite a vedere se vi sembra sia cambiato qualcosa…solo chiacchiere, e una crescente compressione dei diritti delle persone.

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