I neri abissi della mente umana sono il più delle volte inimmaginabili e in ogni santa giornata le notizie che la cronaca rimanda ne sono inconfutabile esempio. Come quella che racconta che, secondo un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni e ora in mano alla procura di Milano, negli anni tra il 1992 e il 1996, nel pieno della terribile guerra in Bosnia – che forse molti hanno già dimenticato nonostante le crudeltà che ha portato con sé –, almeno cinque cittadini italiani si inventarono un nuovo hobby, quello di “cecchini”. In poche parole, questi individui, a pagamento e per gioco, partivano dall’Italia, proprio come si fa per un safari turistico, armati dei propri fucili, e andavano a sparare sui civili inermi durante l’assedio di Sarajevo.
Questi cinque incommentabili soggetti, cittadini italiani incensurati e insospettabili, si davano appuntamento a Trieste e da lì, grazie ad una organizzazione che aveva subodorato l’immondo bussiness, venivano portati a Sarajevo, dietro la corresponsione di notevoli somme, per giocare a fare i bravi soldati per un giorno, divertendosi a sparare non a soldati armati allo stesso modo, ma sui civili innocenti e ignari per la maggior parte donne e bambini.
È chiaro che, una volta accertate le responsabilità, la pena comminata per questa barbarie deve essere esemplare e monito per tutti, ma soprattutto i nomi di questi personaggi devono essere resi pubblici, così che ognuno possa guardare bene in faccia il male di cui è capace un uomo cosiddetto “normale”, ben inserito nel suo contesto sociale e al di sopra di ogni sospetto, che magari, dopo essersi macchiato le mani di sangue la mattina, la sera si è coricato tranquillo nel suo letto, accanto alla moglie inconsapevole e grata a Dio per averlo ancora accanto a sé per proteggerla.
Ma è giusto farsi anche delle domande.
A chi può venire in mente una mostruosità del genere? Chi può lontanamente immaginare di aver diritto a uccidere, solo per passare in maniera eccitante il proprio tempo, per provare il gusto, l’adrenalina di sentirsi talmente potente da avere nelle proprie mani la vita di un altro essere umano e decidere di reciderla senza farsene alcun problema?
Ovviamente – è inutile forse dirlo – si è di fronte a individui scellerati, depravati, ma occorre anche fare attenzione alla sottocultura in cui questi personaggi sono cresciuti e hanno alimentato le loro perversioni. Quella stessa formazione intellettuale che oggi spinge a sottovalutare i partecipanti alle aggressioni neonaziste, a dare corda a tutte le discriminazioni, al razzismo, a tutto ciò che spalanca le porte del baratro dell’animo umano, che tutti sanno molto bene cosa è capace di nascondere nei suoi meandri. È la storia, sempre uguale, che lo insegna.
La notizia dei “cecchini turistici”, seppur silenziata, è comunque circolata fra lo sconcerto e lo stupore di chi ha l’intelligenza e la morale di chiedersi, alla maniera di Primo Levi, “se questo è un uomo”! Ma, come spesso capita, si è sempre molto bravi a dimenticare quello che non fa comodo tenere a mente, perché questa cosa era risaputa ed era stata denunciata dalle organizzazioni umanitarie già al tempo del conflitto bosniaco. Molti erano a conoscenza del fatto che si pianificavano queste… gite fuori porta e che c’erano gruppi che si facevano carico della loro organizzazione, di quella mostruosità che aveva anche un suo slogan: “cecchini per un giorno”.
Allora quella notizia, non si sa come mai, passò senza grandi clamori.
Oggi è necessario invece che tutto venga riportato alla luce, che si sappia che, secondo l’impianto accusatorio, alcuni bravi italiani, insospettabili, facoltosi, spesso di estrema destra, fanatici delle armi, hanno sborsato somme ingenti di denaro per fare qualcosa di assolutamente raccapricciante: appostarsi per ammazzare altri esseri umani per il semplice piacere di uccidere.
E, infatti, questa volta la procura di Milano ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo aggravato dai motivi abietti e dalla crudeltà. Si spera che le indagini abbiano corso e che si sappia finalmente la verità sulla vicenda, senza sconti per questi indefinibili esseri umani, né desiderio di oblio.

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