Un recente decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno emesso dalla dott.ssa Manuela Marastoni, Giudice Tutelare di Busto Arsizio nel gennaio 2026 merita particolare attenzione per il richiamo espresso al c.d. patto di rifioritura, elaborato dalla dottrina – in particolare da Paolo Cendon – quale modello evolutivo di tutela delle persone fragili.
Nel provvedimento, il giudice, all’esito dell’ascolto della beneficiaria, non si limita a individuare i poteri dell’amministratore di sostegno ai sensi dell’art. 405 c.c., ma costruisce un vero e proprio percorso di accompagnamento esistenziale. In tale contesto, il riferimento al patto di rifioritura assume una funzione decisiva: valorizzare desideri, aspirazioni e legami affettivi della persona quale leva per il percorso di cura e di recupero.
Significativo è il passaggio in cui il giudice richiama il forte legame della beneficiaria con la Sardegna, definita “luogo del cuore”, prospettando – in modo graduale e compatibile con le condizioni cliniche – la possibilità di un viaggio come elemento motivazionale. Si tratta di un approccio che si discosta nettamente da una visione meramente custodialistica o patrimoniale dell’amministrazione di sostegno, per abbracciare invece una dimensione progettuale e personalizzata.
Dal punto di vista giuridico, il patto di rifioritura non costituisce una fonte normativa, ma opera come criterio interpretativo e orientativo dell’esercizio del potere giudiziale. Esso si inserisce coerentemente nel solco tracciato dalla legge n. 6/2004, che impone la “minore limitazione possibile della capacità di agire”, e trova fondamento nei principi costituzionali di dignità, autodeterminazione e pieno sviluppo della persona (artt. 2 e 3 Cost.), nonché nel diritto alla salute (art. 32 Cost.).
Il decreto in esame rappresenta dunque un esempio di diritto vivente che evolve: l’amministrazione di sostegno non è più soltanto uno strumento di protezione, ma diventa un dispositivo dinamico di promozione della persona. In questa prospettiva, il giudice tutelare assume il ruolo di regista di un progetto individuale, costruito in dialogo con il beneficiario e con la rete dei servizi.
Si tratta di un segnale importante. L’ingresso del patto di rifioritura nella prassi giudiziaria mostra come sia possibile superare la tradizionale dicotomia tra libertà e protezione, sperimentando modelli intermedi fondati sulla responsabilizzazione, sulla relazione e sulla gradualità degli interventi.
Resta da vedere se tali esperienze resteranno isolate o se, al contrario, contribuiranno a consolidare un nuovo paradigma applicativo dell’amministrazione di sostegno. Di certo, il decreto del Giudice Tutelare di Busto Arsizio del gennaio 2026 segna un passo avanti verso un diritto delle fragilità più umano, flessibile e aderente alla realtà delle persone.

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