La scomparsa del Prof. Paolo Cendon
La scomparsa di Paolo Cendon ha suscitato sentimenti di cordoglio e rimpianto in tutta la comunità degli studiosi del diritto civile ed in particolare nell’ambito della nostra Associazione, la costituzione della quale tanto deve alle doti di generosità personale e progettualità culturale di Paolo. Patrizia Ziviz ed Angelo Venchiarutti, a lui particolarmente legati, hanno voluto ricordarlo con questa toccante lettera, che condividiamo con tutti voi con viva commozione.
“Cari Amici,
con grande dolore vi comunichiamo che ci ha lasciato Paolo Cendon.
Tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, e percorrere un tratto di strada al suo fianco, sanno che non avrebbe voluto essere celebrato con parole di circostanza e vuota retorica.
Vogliamo ricordarlo per il suo spirito rivoluzionario, profuso nelle tante battaglie giuridiche combattute a favore degli infermi di mente, delle vittime dei danni alla persona, delle persone fragili: nelle quali, con il suo inesauribile entusiasmo, ha coinvolto tutti coloro che si sono mostrati disponibili ad abbracciare i suoi ideali, al di là di qualifiche ed etichette. Con la sua instancabile energia, profusa fino all’ultimo giorno, si è speso per affermare una prospettiva nella quale il diritto civile possa costituire concreto ed effettivo supporto per l’affermazione di una visione rinascimentale della persona, come individuo destinato a una piena realizzazione di sé.
Indimenticabili per intensità, chiarezza e originalità restano le sue conferenze e le lezioni: il rigore del diritto era accompagnato da esempi tratti dalla vita quotidiana, resi efficaci da una spumeggiante capacità narrativa, che ha saputo esprimere anche in alcuni apprezzati lavori di narrativa.
Dialogo, ascolto e curiosità intellettuale hanno caratterizzato il suo metodo di insegnamento e di confronto scientifico, facendone un punto di riferimento per colleghi e allievi.
Non possiamo infine dimenticare la felice intuizione che lo ha visto coinvolgere, negli anni Ottanta, gli amici verso i quali nutriva particolare affinità nelle riunioni del “Circolo di Venezia”, piantando così quel seme dal quale è germogliata la formazione della nostra Associazione.
Paolo lascia un’eredità che va oltre i libri e gli articoli: un modo di intendere il diritto come spazio di attenzione all’altro e come pratica etica prima ancora che tecnica. La sua lezione continuerà a orientare il lavoro di chi crede in un sapere giuridico profondamente umano. Angelo e Patrizia”

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