Elvira Reale, CTS Protocollo Napoli; Virginia D’Angelo, Associazione Salute Donna
L’articolo analizza criticamente il divario tra i progressi formali nella parità di genere e la persistente disuguaglianza nella distribuzione del lavoro domestico e di cura, che in Italia grava ancora prevalentemente sulle donne. I dati ISTAT mostrano come la nascita dei figli accentui tale squilibrio, consolidando una mono-genitorialità femminile di fatto. Su questa realtà incidono oggi le decisioni dei tribunali che, nelle separazioni, impongono una condivisione paritaria delle cure senza considerare la storia concreta della famiglia, con effetti destabilizzanti per donne e minori. L’autrice critica le linee guida psicologiche (Milano, Lazio) che trasformano la consulenza tecnica da strumento valutativo a intervento clinico-trasformativo, sostituendosi al giudice e oscurando fatti, prove e responsabilità. Questa deriva psico-centrica produce valutazioni fondate su vissuti e interpretazioni soggettive, spesso a scapito delle madri e della tutela dei minori.
In conclusione, sulla base delle evidenze scientifiche nazionali e internazionali, si sostiene che le consulenze tecniche d’ufficio debbano adottare una prospettiva di genere, valutando il lavoro di cura svolto prima della separazione e ponendo al centro l’assetto di vita preesistente del bambino e le sue esigenze di stabilità. Le esigenze degli adulti devono essere collocate in secondo piano e integrate gradualmente, evitando forzature traumatiche.
La consulenza deve tornare a essere valutativa e non trasformativa, ricostruendo ruoli, responsabilità e eventuali squilibri genitoriali. In un contesto segnato da una bigenitorialità affermata in modo acritico, ma da una realtà di mono-genitorialità materna di fatto, l’ascolto del minore diventa criterio centrale per definire residenza, tempi e modalità di frequentazione del genitore non collocatario, nel rispetto dei reali bisogni del bambino e della continuità della sua vita.

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