1) I due genitori stranieri hanno scelto l’Abruzzo per concretizzare il loro progetto di vita. L’Abruzzo è definito, non a caso, il “polmone verde d’Europa“ , con i suoi tre parchi nazionali,1 regionale, un’area marina protetta e oltre 30 riserve naturali, un primato che la rende la maggiore area naturalistica d’Europa, con territorio forestale pari a circa il 37% del territorio regionale oltre ad una biodiversità vegetale enorme e numerosi alberi monumentali. Un patrimonio spesso ignorato dagli stessi abruzzesi, ma che oggi si prende  la ribalta per  il grande senso di benessere e pace che può trasmettere e che questi genitori hanno cercato nel mondo per i propri figli. Non a caso, recentemente, imprenditori illuminati stanno coraggiosamente riprendendo vecchie cascine per accogliere turisti e fare vivere esperienze naturalistiche in serenità (Bosco Playa di Introdacqua ne è un adorabile esempio). 

2) Homeschooling o istruzione parentale. A chi non è venuto in mente di tenere il proprio figlio a casa e impartirgli un’istruzione vera, sana, culturalmente solida – personalmente o attraverso precettori privati – per sottrarli  a professori umorali, negativi o anche palesemente ignoranti? Ci sono delle regole per farlo, l’importante è utilizzare le prescrizioni di legge: presentare una dichiarazione annuale al dirigente scolastico, istruire i figli a casa e poi fargli sostenere gli esami  di idoneità a fine anno. È una scelta genitoriale che sempre più persone decidono di attuare per i propri figli. Non è motivo per allontanare i figli dai genitori, anche se crea ancora tantissimo allarme nei servizi sociali. Aggiorniamoci. La socialità può essere compensata con le attività sportive o la  frequentazione con altre famiglie che hanno i medesimi intenti (di famiglie neorurali in Abruzzo ce ne sono tantissime).

3) Ai minori del bosco, come per legge, è stato nominato dal Tribunale per i Minorenni un curatore speciale, figura nuova nel panorama del diritto di famiglia, sconosciuta ai più. È nient’altro che l’avvocato che tutela i bambini. È un difensore che porta al giudice la loro voce e i loro pensieri e desideri e ne tutela il superiore interesse. Diverso dal difensore dei genitori, perché i bambini possono essere portatori di interessi propri, diversi da quelli che i genitori intendono meritevoli di tutela per loro.

Non si è compreso in Italia come l’introduzione della figura del curatore speciale ha di fatto compresso la responsabilità genitoriale (per carità, smettiamo di scrivere ancora patria potestà che non esiste più da 50 anni) nei casi in cui i genitori non siano ritenuti capaci di tutelarne gli interessi, ad esempio in quei  numerosissimi casi in cui il conflitto tra loro non li rende lucidi per comprendere le necessità dei figli. Nel procedimento ci sarà un avvocato per mamma, uno per papà e uno per i bambini. Un grande passo per sottrarre i minori alle decisioni di genitori. Ma anche per diminuire il potere, il possesso che i genitori sentono sul figlio come cosa propria.

4) La casa famiglia. 

C’è un articolo bellissimo della  Legge 4 maggio 1983, n. 184  – “Legge sull’adozione”, l’art 1. “Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia”. La propria famiglia ha un valore non barattabile per il minore. Ma solo la famiglia del Mulino Bianco, madre, padre, villetta, sorrisi e latte caldo, è quella maggiormente tutelante? L’esperienza mi dice di no.  Ognuno ha la sua famiglia e per il suo sviluppo psicofisico quella è importante. Collocare un bambino in una famiglia più ricca, per fargli avere più chance di vita, non è il modo per accrescere la sua felicità. Chi riparerà a questi bambini il trauma del collocamento in casa famiglia? Erano picchiati, abusati, in stato di abbandono morale o materiale? No! E poi ci sono soluzioni alternative, le cosiddette vie di mezzo. Esiste il supporto dei servizi, comma 2 della detta legge. “Le condizioni di indigenza dei genitori … non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine, a favore della famiglia, sono disposti interventi di sostegno e di aiuto.” E ancora il successivo comma 3. “Lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, … sostengono, con idonei interventi … i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l’abbandono e di consentire al minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia” ed il comma 5 “Il diritto del minore a vivere, crescere ed essere educato nell’ambito di una famiglia è assicurato senza distinzione di sesso, di etnia, di età, di lingua, di religione e nel rispetto della identità culturale del minore e comunque non in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento”. La libertà che non nuoce va tutelata. C’era altro modo per sostenere questo nucleo, integrando le deficienze più marcate con un supporto dei servizi o la casa famiglia è sempre e solo l’unica soluzione dei nostri tribunali? Sicuramente è la più veloce, la più facile e la più remunerativa per alcuni, ma certamente non sempre la più giusta e idonea.

5) La “maternal preference”. I minori sono stati portati in casa famiglia con la madre (che però può vederli per pochi minuti!). Per i tribunali italiani, nonostante principi come la bigenitorilaita e la parità uomo-donna, la madre è sempre la madre. È un gap culturale gravissimo, che macchia continuamente tutte le decisioni dei nostri tribunali, relegando sempre la donna ad angelo del focolare e il padre a procacciatore di danaro, ma non a genitore accogliente, tenero e accudente. È un obbrobrio giuridico.

6) Andando indietro di pochi giorni, al 3 Ottobre 2025, l’Ansa ha pubblicato un appello: “Gli Uffici Giudiziari Minorili e l’Avvocatura del Distretto d’Abruzzo denunciano la situazione critica in cui versa il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, unico competente per l’intera regione, definito “sconfortante” per la carenza di personale e aumento costante dei carichi di lavoro”. I tempi di soluzione delle vicende, ma anche solo di scarico degli atti sul portale telematico è inaccettabile. I tempi di giacenza dei “fascicoli” (che poi ognuno di loro è la vita di uno o più bambini) è denegata giustizia. L’ effettività della tutela è da tempo una chimera irraggiungibile e i tempi di soluzione di ogni vicenda assolutamente lontani dal superiore interesse dei minori. Per la storia familiare del “bosco” sicuramente il peso mediatico sarà di aiuto ad una sua celere soluzione, ma per la maggior parte dei casi il lungo tempo è un ulteriore violazione dei diritti dei bambini.

6) Generazione ansiosa. 

Leggete il libro di Jonathan Haidt “La generazione ansiosa”. Stiamo creando dei ragazzi sempre più fragili, sempre più problematici, vittime di like e performance, che hanno scisso il sesso dal sentimento. I dati sono allarmanti: 1 su 7 vive con disturbo mentale diagnosticato, circa il 40% soffre di ansia e depressione (dati Corriere Salute), i ragazzi sono i maggiori consumatori di Viagra, si tagliano, si buttano, hanno problemi alimentari, si ritirano socialmente (in cd. hikikomori), sono precocemente sessualizzati. Vivono costantemente di social e su internet con effetti deleteri impressionanti sullo sviluppo cognitivo. E nessuno fa nulla.

Conclusione 

Vuoi vedere che tra qualche anno scopriremo che Catherine e Nathan erano genitori illuminati ed avevano ragione?

AVV. Anna Berghella alta formazione in diritto di famiglia

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