Ho letto il libro di Chiara Pezzullo tutto di un fiato.
E’ un racconto breve che narra una storia di violenza subìta da una donna per mano dell’uomo scelto come compagno di vita.
Il linguaggio è semplice e diretto, i dialoghi dei personaggi sono stringati ma ogni parola utilizzata dalla giovanissima autrice è una lama che si conficca nel cuore, un pugno nello stomaco che ti fa sentire lo stesso dolore acuto di Sara, la protagonista.
Appena ventenne, ancora spensierata e con la voglia di intraprendere la propria vita al di fuori della confortante famiglia di origine, inizia una convivenza con Edoardo che, con lo scorrere del tempo, da uomo apparentemente innamorato ed attento si rivela possessivo, manipolatore e violento.
Attraverso pensieri e sensazioni, Sara descrive i propri stati d’animo in modo così lucido da far immergere il lettore nella sua stessa paura.
Io stessa ne ho sentito l’odore. E’quella paura che ti blocca ed annebbia il cervello, che ti fa vivere quotidianamente un disagio profondo e percepibile, che annienta l’energia vitale.
Un malessere che ti fa rinunciare a tutto ciò che prima ti piaceva, ad allontanarti dai tuoi affetti più cari pur di arginare quel senso di abisso in cui ti sei infilata, nonostante la consapevolezza che qualunque cosa tu faccia per stare meglio è del tutto vana.
Sara si aggrappa alle sue convinzioni sull’amore e difende il suo legame fino allo stremo delle forze, fino a mettere a rischio la propria stessa vita.
Questo libro offre un messaggio chiaro di cui abbiamo ancora tanto bisogno: nessuna donna è immune dalla possibilità di ritrovarsi invischiata in un rapporto violento a dispetto dell’età, della cultura e della propria indole.
Purtroppo, nonostante gli sforzi, nuove norme, le panchine rosse, i 25 novembre e i numerosi dibattiti sull’argomento le donne continuano a morire per mano dei propri compagni e a credere, anche le giovanissime, che atteggiamenti di possesso e controllo siano sintomi di innamoramento.
Lo stesso linguaggio, utilizzato da giornali o programmi televisivi, lega la parola amore a gesti di sopraffazione e violenza. L’amore non fa male e non è criminale 2 altrimenti non è amore.
Troppo spesso questa confusione induce molte donne a sopportare la sofferenza di un legame malsano, a consegnare all’uomo le chiavi della propria libertà e del proprio benessere che inizierà a dipendere esclusivamente da ciò che fa o dice l’altro.
A quel punto ci ritroveremo quotidianamente a concentrare le nostre energie sul tenere comportamenti “corretti” illudendoci che questo eviterà reazioni violente.
Sara si ritrova esattamente in questa spirale senza rendersi conto che la rabbia e la frustrazione di Edoardo non dipendono dalle sue azioni e che la vita di coppia non è prevaricazione o punizione ma comprensione ed accoglienza.
Edoardo è un uomo egocentrico e violento incapace di relazionarsi e di gioire della gioia dell’altra, che usa la violenza fisica e psicologica per ottenere potere, sottomettere e controllare
La sua aggressività non si manifesta solo con le botte ma anche coi lunghi silenzi che fanno sentire Sara invisibile, che le dicono “per me non esisti”; con imporle cosa indossare, con isolarla da amici e parenti, con le feroci critiche che piano piano minano l’autostima ed inducono la giovane protagonista ad abbandonare le proprie passioni e rinunciare ai propri successi lavorativi.
Tutto alimenta in Sara, come in ogni donna che vive la stessa condizione, quella paura che divora e annulla la volontà.
In ogni pagina del potente racconto di Chiara Pezzullo emerge vividamente la sofferenza della protagonista, il suo sentirsi estraniata da tutto, soprattutto da se stessa, quello smarrimento che appartiene a qualsiasi vittima di violenza che non ha la forza di fuggire via.
Il mio pensiero va a loro, senza giudizio per chi in apparenza sembra restare “volontariamente” in quell’inferno oppure ne esce temporaneamente ma poi torna e continua a mentire difendendo e giustificando le azioni del proprio carnefice.
La donna che ha un vissuto di questo tipo va accolta e accompagnata verso la liberazione con un aiuto esperto.
Ma servono anche la pazienza e la vicinanza di chi le vuole bene e che non l’abbandona 3 al proprio destino, come questo libro insegna.
Mentre ero immersa nella lettura mi sono fermata più volte a riflettere su quanto sia stato finora fatto per affrontare il problema della violenza di genere e mi sono chiesta quali risultati concreti siano stati davvero raggiunti.
Mi è venuta in mente una canzone scritta da Enzo Gragnianiello, immenso musicista napoletano, per Mia Martini dal titolo “Donna”. Un testo struggente e crudo del 1989.
Ascoltate questa meravigliosa canzone mentre leggete “La panda rossa” e forse la risposta sarà desolante.
Tuttavia, i racconti come quelli di Chiara Pezzullo rappresentano una luce che assieme a tante altre rischiarerà il lungo cammino che dobbiamo ancora percorrere. Stefania Marchese

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