(Cassazione VI penale 37978/23, pres. Calvanese, rel. Paola Di Nicola Travaglini)
Elvira Reale, Associazione Salute Donna e Centro Studi Protocollo Napoli
Il punto centrale sono le critiche alla sentenza della Corte di appello del tribunale di Napoli che aveva rigettato una sentenza di condanna di I grado, e nello specifico: non tenere conto dell’asimmetria di potere, del contesto diseguale, della sproporzione di forze in campo che bisogna essere allenati a valutare. La sentenza di cassazione propone quindi una lettura degli indicatori che possono aiutare a differenziare correttamente la violenza da un litigio o da una reciproca conflittualità di coppia:
“ Alcuni criteri per cogliere la differenza sono, ad esempio, che vi sia o meno l’ascolto del giudizio e della volontà altrui; che la relazione sia consapevolmente e strutturalmente sbilanciata a favore di uno solo dei due in ragione dell’identità sessuale; che emerga o no un divario di potere fondato su costrutti sociali o culturali connessi ai ruoli di genere tali da creare modelli comportamentali fissi e costanti di prevaricazione; che una parte approfitti di specifiche condizioni soggettive (età, gravidanza, problemi di salute, disabilità) per esercitare anche un controllo coercitivo; che si ripeta o meno, con modalità prestabilite e prevedibili, la soccombenza sempre dello stesso soggetto attraverso offese o umiliazioni o limitazioni della sua libertà personale o di esprimere un proprio autonomo punto di vista; che la sensazione di paura per l’incolumità o di rischio o di controllo riguardi sempre e solo uno dei due anche utilizzando forme ricattatorie o manipolatorie rispetto ai diritti sui figli minorenni della coppia (Sez. 6, n. 19847 del 22/04/2022, M., non mass.).”
Vai all’articolo completo pubblicato su PERSONA E DANNO il 26.9.23

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