Ho avuto la fortuna di avere un rapporto molto intenso di conversazioni quasi quotidiane con Paolo Cendon nei mesi primaverili ed estivi
dello scorso anno, tanto che Paolo era diventato per me come un familiare, e lo
stesso io per lui: “un fratello minore” mi diceva.
In quelle conversazioni faceva anche un bilancio della sua vita di giurista, delle sue soddisfazioni, di qualche delusione, e sempre
esprimeva generosi e sinceri apprezzamenti per me, che mi toccavano
profondamente, oltre a costituire una inestinguibile fonte di stimoli e di
ispirazione.
La sintonia profonda che si era instaurata tra di noi si basava, in particolare, sulla comune convinzione che il Diritto Privato ha in
se stesso una naturale flessibilità che consente ed impone al Giurista di
approntare, di volta in volta, i rimedi e le soluzioni più idonee a soddisfare
al meglio le esigenze antiche e nuove delle persone e della società.
In questo Paolo è stato un Maestro ineguagliabile di altissima sensibilità giuridica e morale che ne determinava – e ne determina – una perfetta identificazione ideale tra lui ed il Diritto Privato.
Paolo Cendon, infatti, è – e sarà sempre – il Diritto Privato.

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