Ricordi che affiorano senza soluzione di continuità incoerenti, vivi, indelebili.

Il più poetico – Venezia, dopo la riunione a casa Tua i più se ne sono andati. Tu ti addormentavi tardi. Io alle 23. Ma la passeggiata dopo cena era d’obbligo. Con noi mio marito Giancarlo, e forse due o tre del gruppo, ci portasti alla Darsena. La luna piena rendeva tutto irreale magico.

Il primo ricordo – A Genova mi invitasti a un Tuo convengo per parlarmi e sapere se volevo collaborare con Te. Era il 2001. Scrissi il primo saggio sul mobbing.

La prima volta a casa Tua a Trieste. Mi presentasti agli altri e insieme lavorammo per costruire PersoaneDanno. Grande desiderio di novità e di lotta per il danno esistenziale. Mi dissi che io potevo essere la persona giusta per dedicarmi al tema Tempo libero. Sembrava un tema risibile e invece insieme ne facemmo un’arma di battaglia.

Il primo convegno. A Portogruaro. L’ultimo a Torino Tu da remoto non potevi più viaggiare. Ti stupivo sempre per il taglio delle mie relazioni e questo mi divertiva e nel contempo mi inorgogliva. Il Tuo stupore alle mie elucubrazioni e ai mie collegamenti arditi era per me una vera gioia.

Il più allegro. A Roma all’uscita dallo studio del notaio dopo la firma dell’atto costitutivo di Diritti in Movimento. Corremmo tutti insieme ridendo. Eravamo in movimento, nell’aria una strana vibrazione, un’energia nuova, la volontà di cambiare il mondo.

Il più inaspettato. Quando qualcuno contestò le mie solite critiche da Grillo Parlante Tu scrissi a tutti che Diritti in Movimento era stato da Te ideato perché Ti avevano sollecitato le mie parole, la mia certezza che Tu avresti potuto promuovere una visione del mondo nuova, inducendo le persone nuovamente a fare politica – parlare della Polis, discutere sull’avvenire della Polis, costruire la nuova Polis – e che avevi scritto il programma pensando a me nelle mie colline, dedicandoTi a quello che conoscevi meglio. Sinceramente ne rimasi colpita e commossa.

Il più importante. Tu dicesti, in una passeggiata notturna a mio marito Giancarlo, che sapevi che io sarei rimasta sempre, sapevi che su di me avresti sempre potuto contare.

Un solo rimpianto. Non averti potuto vedere la scorsa estate. Avevamo programmato il viaggio ma poi la caduta, il Tuo desiderio di riservatezza. Ho sbagliato, avremmo dovuto venire lo stesso per salutarTi. Ora sono qui come ben sapevi e Tu ancora puoi contare su di me. Ma non mi hai lasciato istruzioni. Spero che lo farai nei prossimi giorni. Ciao Paolo.

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