Questo è un ricordo di Paolo Cendon, nel presente. Non
all’imperfetto, né solo in una prospettiva professionale. Il Prof. Cendon come
Persona e come Maestro è importante per molti di noi e la sua amicizia per me
rappresenta una esperienza che non viene meno.

Ho iniziato a conoscerlo dalla lettura di alcune sue
pubblicazioni e anche dai racconti di amici e colleghi, dopo l’introduzione
dell’amministrazione di sostegno nel nostro ordinamento. Rammento l’ammirazione
di alcuni e le critiche di altri. Ma nessuno rimane ancora indifferente al suo
modo di pensare e di agire.

La prima volta che sono entrato in contatto con il
Professore è stato via email: l’argomento? Il rapporto tra l’amministrazione di
sostegno e gli istituti di credito. Rammento le sue osservazioni in proposito,
negli anni successivi, tanto misurate, quanto puntuali!

L’opportunità di conoscerlo personalmente – per la quale
sono sempre grato a Paolo e agli amici comuni che ci hanno presentato – ha dato
vita a nuove sfide. Ricordo conversazioni su un caleidoscopio di temi
giuridici, sociali, economici e culturali. Da un concerto alla Fenice alla
possibilità, o meno, che un interdetto legale manifesti le sue ultime volontà
testamentarie nel riconoscere un figlio, per giungere alla letteratura e al
cinema, con una velocità di cambiamento, e di associazione, vertiginosa e irresistibile.

Più di tutto ricordo quando, grazie a Paolo, ho potuto riconoscere
che l’impossibilità apparente di una impresa giusta può essere superata, con
determinazione, non temendo gli ostacoli e agendo per il bene.

L’ultima volta che abbiamo parlato ha chiesto cosa penso di
lui. Un grande Uomo.

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