Catanzaro. Un uomo, la sua compagna, pronti a iniziare una nuova vita insieme, con il loro matrimonio imminente. Tre figli che avrebbero fatto corona all’evento.

Nulla di particolarmente eclatante, anche se tutto faceva immaginare una famiglia come tante, nella sua serena quotidianità.
Poi, in una sola notte, una notte spaventosa e senza possibilità di ritorno, questa normalità è venuta giù, è caduta da un balcone posto al terzo piano.
La donna ha preso i suoi bambini in braccio, di 6 anni, 4 anni e 4 mesi ed è volata giù da quel balcone insieme a loro.
Come ha potuto fare questo terribile gesto? Quale dolore così grande covava dentro il suo cuore per farle fare un atto che è difficile anche solo da immaginare, da pensare per un attimo. Che dolore era il suo? Perché non è riuscita a tirarlo fuori, a raccontarlo a qualcuno?
Forse era talmente profondo da non poter reggere il confronto con le parole, insulse parole che non sanno sempre rappresentare quello che si prova realmente.


Solo la bambina di 6 anni è ancora in vita. In terapia intensiva.
Gli altri due andati via per sempre con lei, mentre l’uomo, il padre dei bambini, in casa con loro, non si è accorto di nulla.


Sembravano felici… niente lasciava presagire questa immane tragedia: lei
non aveva mai mostrato segni di difficoltà, nessuna richiesta d’aiuto, niente che potesse insospettire i familiari, gli amici, i vicini di casa.
Una fragilità tenuta ben nascosta nelle pieghe dell’animo, all’esterno tutto scorreva nella normalità, mentre si delineava, col matrimonio, il quadretto della famiglia felice.


Da questa notte maledetta tutti dovranno chiedersi perché non sono riusciti a vedere la sofferenza di questa donna, di questa madre. Un dolore invisibile, passato silenzioso accanto a tutti, incomprensibile a tutti.
Ma lei non aveva mai detto nulla… lei non aveva mai fatto capire la sua profonda fragilità… lei è stata in silenzio fino all’ultimo, non ha mai proferito una sola parola per esprimere il suo dolore. Si proverà a trovare delle scuse, per alleggerire il peso…
Un dolore nascosto che non riesce a manifestarsi, un dolore che si vuole combattere da soli, ma che può solo far soccombere, se non si è capaci di gridare e chiedere aiuto.


L’essere umano è un coacervo di fragilità senza nome, che si rintanano nel profondo. Si è soli spesso a combatterle, quando non si ha la forza o la capacità di parlarne. E così tutto all’improvviso crolla. Tutta quella insulsa e fasulla felicità è solo un bluff.
Si può fare qualcosa per evitare tutto questo? Saper ascoltare i silenzi potrebbe essere già un primo passo. L’altro? Il successivo? Prendersi cura della solitudine che alberga in ognuno di noi, pronta a toglierci quei pochi stracci di felicità che la vita ci dona.

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