L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali trasformazioni sociali contemporanee.
In Italia, l’aumento dell’aspettativa di
vita, il calo della natalità e la progressiva riduzione delle reti familiari tradizionali hanno determinato un incremento delle persone anziane che vivono sole, spesso in condizioni di isolamento e fragilità relazionale.
La solitudine
dell’anziano assume oggi rilevanza non solo sociale, ma anche giuridica, incidendo sull’effettivo godimento di diritti fondamentali quali salute, dignità e diritto all’abitazione. In questo contesto si sviluppano modelli
innovativi di abitare collaborativo, tra cui il senior cohousing e il cohousing intergenerazionale, fondati sulla condivisione di spazi e servizi, pur nel mantenimento dell’autonomia individuale.
Il senior cohousing come modello di welfare abitativo
Il senior cohousing consiste in forme di convivenza tra anziani autosufficienti o
parzialmente autosufficienti, caratterizzate dalla presenza di alloggi privati e spazi comuni destinati alla socializzazione e al mutuo aiuto. Il cohousing intergenerazionale, invece, favorisce la coabitazione o la vicinanza tra
giovani e anziani attraverso forme di solidarietà reciproca.
Tali modelli rispondono a molteplici esigenze, tra le quali il contrasto alla solitudine, la promozione di un invecchiamento attivo, il contenimento dei costi abitativi e molto importante la prevenzione dell’istituzionalizzazione:
Sotto il profilo costituzionale, essi
appaiono coerenti con i principi di solidarietà sociale (art. 2 Cost.), uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.) e tutela della salute (art. 32 Cost.).
Il Piano Casa 2026
Particolarmente innovativa è la previsione
contenuta nel nuovo Piano Casa 2026, Decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, in vigore
dall’8 maggio 2026, che include espressamente il senior cohousing e il cohousing intergenerazionale tra le finalità
degli interventi di edilizia residenziale sociale. La norma collega tali. modelli al recupero del patrimonio pubblico inutilizzato, alla rigenerazione urbana, all’offerta di alloggi accessibili e alle politiche di welfare
territoriale.
Il legislatore sembra così superare una
concezione meramente edilizia della casa, riconoscendo all’abitare una funzione
relazionale e sociale.
Esperienze italiane ed europee
In Italia il cohousing è ancora in fase di
sviluppo, ma non mancano esperienze significative, soprattutto a Milano, Torino
e Bologna, spesso promosse da enti locali, cooperative e terzo settore. Più avanzata appare la situazione in altri Paesi europei. La Danimarca è considerata il modello storico del cohousing moderno; nei Paesi Bassi e in
Germania esistono numerose comunità residenziali senior e intergenerazionali
sostenute dalle politiche pubbliche; in Francia l’habitat participatif ha ottenuto un riconoscimento normativo espresso già nel 2014.
Criticità e prospettive
Nonostante le potenzialità del fenomeno,
restano aperte diverse questioni giuridiche relative, per esempio, all’inquadramento
normativo del cohousing, alla disciplina urbanistica, alla regolamentazione della tutela dei soggetti fragili e alla gestione degli spazi condivisi
Tuttavia, l’inserimento del senior cohousing nel Piano Casa 2026 rappresenta un importante passo avanti verso un nuovo modello di abitare sociale, fondato non solo sull’accesso alla casa, ma anche sulla costruzione di relazioni di comunità e inclusione sociale.

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