Agosto 13, 2025
La condizione dei detenuti nelle carceri italiane è oggetto di continua osservazione da parte degli organismi internazionali a causa delle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere.
Nell’estate 2025, secondo i report di numerosi quotidiani, il sovraffollamento in alcuni istituti è del 200 per cento e un solo agente penitenziario deve seguire circa 90 detenuti.
Condizioni carcerarie di questo tipo rendono pericoloso ed estenuante il lavoro del personale, impediscono la possibilità per i detenuti di svolgere attività lavorative, di formazione e impediscono il realizzarsi di una delle finalità principali della pena che è quello del reinserimento sociale del condannato.
Oltre, quindi, alla mancanza di programmi lavorativi, educativi e formativi in molte carceri italiane le condizioni di vita dei detenuti sono contrarie al senso di umanità, in palese violazione dell’art. 27 della Costituzione,
Al 31/07/2025 i suicidi nelle nostre carceri sono stati 148.
Il carcere, quindi, diventa un luogo di repressione e tortura dal quale i detenuti escono con maggiori difficoltà di inserimento e con minore senso di appartenenza alla società.
Durante l’estate il caldo e le strutture fatiscenti aggravano tutti i problemi trasformando gli istituti di pena in bunker sporchi e bollenti nei quali non ci si lava e non si respira.
La promiscuità diventa intollerabile ove si pensi che in alcune strutture vi sono solo 160 cm tra un letto e l’altro, nelle situazioni migliori, ma spesso vengono occupati, con giacigli di fortuna. anche spazi dedicati ad altre attività.
Una cella di 9 metri quadrati per tre detenuti rende l’idea di una situazione davvero insostenibile.
La violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo è un dato permanente.
Nell’opinione comune ma anche di parte della politica il carcere è inteso, ormai, come un luogo in cui non vi è possibilità di recupero e il detenuto solo un essere inerme destinato all’oblio.
“Lo stigma del reato segue il reo anche dopo l’espiazione della pena”, sempre e comunque.
In tale allucinante situazione che, in una democrazia matura, meriterebbe profondissime riflessioni considerato che il recluso non può essere privato delle sue libertà essenziali, degradando la sua dignità, serve, dunque, una maggiore consapevolezza giuridica e prima ancora culturale.
Sarebbe necessaria una rivoluzione di pensiero che ricordi alle istituzioni democratiche che uno Stato non può comportarsi come l’autore del reato e che nemmeno la pena per il più terribile dei reati deve perdere di vista la dignità dell’individuo.
L’umanità si salva solo con l’umanità.
Avv. Carmela Bruniani

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.