Isaac Asimov, nel suo romanzo “Fondazione”, narra di Hari Seldon, un eminente studioso che fonda una comunità di scienziati dedita alla salvaguardia della conoscenza.

Prima di morire, Seldon registra una serie di messaggi destinati ad attivarsi solo durante le grandi crisi da lui previste, offrendo la guida necessaria per superarle.

Non credo che Paolo Cendon abbia lasciato messaggi simili — anche se non ne sarei così sorpreso — ma sono convinto che chiunque lo abbia conosciuto possa ancora trovare in lui un aiuto concreto nei momenti di smarrimento.

Basta chiedersi cosa avrebbe detto Paolo, quale strada avrebbe suggerito, quale conforto avrebbe sicuramente apportato.

Le sue idee, il suo modo di pensare e di parlare, il suo modo di agire, la sua preoccupazione per i deboli, il suo modo di porsi verso gli altri (non senza le necessarie fermezze) ci sono ancora e resteranno qui, a disposizione di tutti, per molto tempo.

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